Cina, come aumentare i redditi?

La Cina non può continuare a vendere roba a chi non è più in grado o non vuole sostenere un alto deficit commerciale.
Dunque, come risolvere questo squilibrio tra il Dragone e l’Occidente?
E’ ormai chiaro che Pechino non è disponibile ad accettare passivamente la ricetta americana, cioè la rivalutazione dello yuan. E’ una soluzione di banale politica monetaria, del tutto appiattita sugli interessi americani, che punta a risultati immediati legati alle ansie elettorali dell’amministrazione Obama.
La Cina non ha interesse ad assecondarla.
Magari lo farà per ragioni politiche, ma la strategia del Celeste Impero appare in realtà di più ampio respiro e di medio-lungo periodo.
Oltre a riformare la struttura dei prezzi e veicolare gli investimenti verso settori meno improduttivi delle aziende di Stato, a Pechino e dintorni si discute molto su come aumentare i redditi per dare maggiore potere d’acquisto alle famiglie. Ergo, per fare il bene dei lavoratori cinesi, creando un mercato interno capace di rosicchiare percentuali di Pil alle esportazioni e, tra l’altro, di assorbire un po’ di export altrui.
Una soluzione per la Cina e per il mondo, considerando soprattutto che oltre Muraglia si stanno di nuovo creando posti di lavoro.
Ora, il punto non è tanto di decidere se aumentare i redditi quanto di capire come. Perché da questo dipendono gli spostamenti di risorse tra diversi strati di popolazione. E’ una scelta non solo economica, ma anche e soprattutto politica.
Secondo Michael Pettis, docente alla Guanghua School of Management dell’Università di Pechino, ci sono 4 modi di farlo, direttamente o indirettamente.
Aumentare i salari nelle aree costiere.
Questa scelta trasferirebbe risorse dalle industrie manufatturiere e imprese statali della costa orientale ai lavoratori. Di conseguenza potrebbe danneggiare la competitività degli esportatori e aumentare il flusso verso quelle aree di migranti a caccia di salari migliori.
Alzare i tassi d’interesse.
In questo caso ci sarebbe un trasferimento di risorse dai debitori delle banche – soprattutto costruttori-immobiliaristi, grandi imprese e soprattutto quelle statali – a chi ha depositi bancari, piccoli risparmiatori compresi. Aumentare il costo del denaro penalizzerebbe gli speculatori e le grandi industrie a forte intensità di capitali. Economicamente sarebbe pregevole, ma non si sa se è sostenibile politicamente.
Rivalutare il renminbi.
Questa opzione, riducendo il costo delle importazioni, veicolerebbe risorse dagli esportatori alle altre imprese e ai nuclei familiari. Probabilmente ne beneficerebbero i poveri, sia in città sia nelle campagne, perché la rivalutazione dovrebbe anche ridurre la pressione inflazionistica sui prezzi agricoli. Naturalmente l’export perderebbe competitività.
Creare un sistema del welfare (sanità, istruzione, sicurezza sociale).
Tale scelta – che è comunque politicamente necessaria e già in agenda – determinerebbe un trasferimento di risorse da chi deve finanziare il welfare (Pettis si augura non siano le famiglie attraverso le tasse) a chi ne beneficerà. Si presume che i maggiori vantaggi sarebbero per il ceto medio urbano e i poveri.
Ognuna di queste scelte ha come effetto nel breve periodo di ridurre il livello occupazionale ma, nel medio-lungo, dovrebbe spostare il peso della crescita verso i consumi interni.
La ricetta possibile sembra insomma essere più reddito ma meno lavoro: scambiare più potere d’acquisto delle famiglie per minore livello occupazionale, utilizzando le risorse finanziarie accumulate finora per creare un welfare che ne limiti l’impatto sociale.
In attesa che dall’aumento dei consumi interni prenda il via un nuovo boom occupazionale.
Vedi anche:
- Di renminbi, dollari, prezzi e guerre
- Il fardello del migrante
- Senza terra
- Tra dollaro e yuan ci rimette l’euro
- Tecniche monetarie e salari industriali
- Paul Krugman e il Renminbi
- Dalla parte dello yuan debole
- La guerra dello yuan
Tags: cina, commercio, deficit, redditi, salari, surplus, usa
Cina Mondo Globalizzazione
marzo 5th, 2010 at 6:48 pm
[...] del popolo, in un discorso che ha delineato le politiche per l’anno in corso. In sintesi: ridurre le disparità sociali mantenendo inalterata la crescita del Pil (almeno [...]
marzo 17th, 2010 at 5:08 pm
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