Cina, verso la fine dell’Hukou (户口)

Il dado è tratto: la Cina vira dalla crescita a tutti i costi alla crescita equilibrata, verso quella “società armoniosa” che è il progetto politico della presidenza di Hu Jintao. Almeno a parole.
Le parole, nella fattispecie, sono state pronunciate dal primo ministro Wen Jiabao in apertura dell’annuale Assemblea nazionale del popolo, in un discorso che ha delineato le politiche per l’anno in corso.
In sintesi: ridurre le disparità sociali mantenendo inalterata la crescita del Pil (almeno all’8%).

Si tratta quindi di redistribuire la ricchezza in un anno che – parole di Wen – sarà “cruciale, ma complicato”.
Come? Si punta sulla crescita interna, cioè sul trasferimento di risorse verso i nuclei famigliari.
Il discorso arriva all’indomani della pubblicazione di dati che rilevano l’accresciuto gap tra ricchi e poveri.
Nel 2009 – scrive il China Daily citando l’Ufficio nazionale di statistica – il reddito netto pro capite ammontava a 17.175 yuan (circa 1.850 euro) nelle città, contro i 5.153 (550) delle campagne. Più del triplo.
Si tratta del gap più alto registrato negli ultimi 32 anni e il governo cinese teme che le tensioni sociali possano provocare danni ben più gravi dei già numerosissimi “incidenti” (circa 90mila all’anno) che si registrano oltre Muraglia.

Wen Jiabao ha quindi annunciato che verrà aumentato il budget per l’edilizia popolare (14,8%), l’educazione (9), la salute (8,8) e le pensioni (8,7). L’incremento medio delle diverse spese sociali supera così per la prima volta la crescita della spesa militare, che per il 2010 è prevista del 7,5%.

In questo quadro si colloca l’ennesima tappa nello smantellamento del passato maoista.
Wen ha infatti anticipato che sarà riformato l’Hukou (户口), il sistema di residenza obbligatoria.
Un editoriale unificato comparso nei giorni scorsi su diverse testate nazionali ne chiedeva l’abolizione tout court, ma è probabile che ci si arriverà grafdualmente, in un processo che durerà per tutto il prossimo piano quinquiennale al via l’anno venturo.
Il sistema, introdotto da Mao nel 1958, mirava a impedire un’urbanizzazione troppo violenta e vincolava i cinesi al proprio luogo natale, separandoli in cittadini e rurali. A questa suddivisione corrispondono diversi standard in termini di servizi sociali.

Tuttavia, negli ultimi 20 anni, l’offerta di lavoro nell’industria ha attirato nelle grandi città dell’est masse di migranti dalle campagne. Arrivati in città, costoro si trovano privati di qualsiasi servizio sociale proprio in quanto non residenti. Sono così “carne da lavoro” senza diritti, come l’accesso al sistema sanitario  e l’istruzione per i figli.
Wen non ha esposto misure concrete per la riforma del sistema ed è probabile che all’inizio un diritto di residenza più flessibile e aperto sarà introdotto in via sperimentale in alcune città minori.

C’è tuttavia una chiara dichiarazione d’intenti e la via che sembra essere stata scelta – migliorare il sistema del welfare – dovrebbe favorire il ceto medio urbano e i poveri. In attesa che, raggiunto un certo livello di benessere, costoro ricambino come esercito di consumatori e serbatoio di consenso.

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8 Responses to “Cina, verso la fine dell’Hukou (户口)”

  1. chris Says:

    vediamo se questa ulteriore mossa consentira al PCC di rimanere al potere,visto l´enorme gap (e insoddisfazione) presente in Cina.

  2. Alessandro Says:

    Non credo che il problema del PCC sia rimanere al potere..quanto di continuare a far crescere il paese e la società in maniera possibilmente ordinata e “sostenibile”..Quanto all’”insoddisfazione” non ne vedo moltissima in giro, e di solito è rivolta ai governi locali, non al governo nazionale o al “sistema” in generale..

  3. Alessandro Says:

    Come spiegato da Battaglia, il sistema dell’Hukou ha permesso di “governare” finora con buon successo un fenomeno potenzialmente devastante come l’urbanizzazione di massa in Cina, con evidenti vantaggi (ma anche svantaggi..d’altronde nessuna misura è perfetta).

  4. Chen Ying Says:

    Sottoscrivo quanto dice Alessandro.
    Aggiungo quanto segue: se per far crescere la domanda interna il governo deciderà di far crescere i salari industriali nella cintura manifatturiera (notare che la stagnazione dei salari industriali è stata una delle principali cause della competitività dei prodotti cinesi), è prevedibile una migrazione di massa verso quelle regioni.
    Il fatto che si parli di “riforma” dell’Hukou mi spinge a credere che non temono questo scenario e che quindi verrà presa un’altra strada: non innalzamento dei salari industriali ma creazione di un welfare diffuso su tutto il territorio, così i cinesi, tutti, risparmieranno di meno e spenderanno di più per i consumi. E soprattutto non ci sarà la migrazione ciclopica.
    Io prevedo questo, ma la Cina è fatta per smentire ogni previsione :-)

  5. Alessandro Says:

    E se non erro, la riforma sanitaria (che ovviamente per andare a regime richiederà qualche anno) è stata pensata proprio per questo…dare alle famiglie meno ragioni per risparmiare troppo e più possibilità di spendere per alimentare il mercato interno del paese..

  6. ludovica Says:

    Qualcuno sa gentilmente indicarmi il link al discorso originale di Wen Jiabao in cinese?
    Grazie!

  7. Chen Ying Says:

    Qui c’è il video
    http://news.qq.com/a/20100305/002068.htm
    ciao

  8. Chen Ying » Blog Archive » Riforma dell’Hukou e critica di sinistra Says:

    [...] organi dello stato cinese affinchè il sistema di registrazione della residenza – l’Hukou – venisse riformato. Apparentemente la misura dovrebbe rendere più liberi e tutelati i [...]

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