Kirghizistan, colpa della Cina assetatrice

Mentre la Cina vive problemi di siccità da nord a sud – ben riassunti da un articolo di Kent Ewing su Asia Times – c’è chi la considera responsabile (seppure indiretta) del colpo di Stato in Kirghizistan.
E anche in questo caso c’entra l’acqua, vera risorsa strategica del nuovo millennio.
In un’intervista rilasciata a Cristina Giuliano per Apcom-Nuova Europa, Kirill Koktysh – docente di teoria politica all’Università MGIMO di Mosca – identifica nell’emergenza idrica successiva al terremoto in Sichuan l’origine dei problemi per tutta l’Asia Centrale.
E’ una tesi che va approfondita.

Ecco il testo dell’intervista.

Mosca, 9 apr. (Apcom-Nuova Europa) – All’origine dei disordini in Kirghizistan, che hanno portato alla caduta del presidente Kurmanbek Bakiev c’è il problema dell’accesso all’acqua. E l’origine dei sanguinosi scontri di questi giorni va cercata altrove: ben due anni fa nel disastroso terremoto in Cina nella provincia di Sichuan. L’inedita tesi è di Kirill Koktysh, docente di teoria politica all’Università MGIMO di Mosca.
“Il 12 maggio 2008 il sisma distrusse l’intero sistema di irrigazione cinese, costruito in oltre un migliaio e mezzo di anni: Pechino dovette attingere ai corsi d’acqua dell’Ovest del Paese e praticamente tutti i fiumi dell’Asia Centrale hanno origine proprio in Cina” dice Koktysh in un’intervista ad Apcom.
Così Bishkek, secondo lo studioso, si è trovata in una situazione di emergenza, alla quale la classe politica appena defenestrata non ha saputo far fronte.

Per lo più desertici e inospitali, in tutti i Paesi dell’Asia Centrale “garantire l’acqua è un dovere dell’elite. Quella kirghiza non ci è riuscita”, continua il professore.
E anche se l’acqua non arriva a causa della Cina, agli occhi del popolo il vero responsabile è comunque la classe politica locale, sostiene l’esperto.
“Pechino dopo il terremoto ha iniziato a bloccare il 50% delle acque dei fiumi su tutto il suo territorio” sottolinea Koktysh.
“L’Asia Centrale ha iniziato così a soffrire seriamente del problema della mancanza d’acqua. La stessa minaccia sussiste infatti in Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan: e la questione è altrettanto grave e pericolosa”.

In pratica è “la destabilizzazione dell’intera regione e il Kirghizistan è semplicemente il primo della fila”.
Quindi in questo caso più che di spinte politiche, si parla di una vera e propria battaglia per la sopravvivenza.
“Il Kirghizistan come paese non serve a nessuno: è molto povero. I politici sono sempre stati manovrati da differenti soggetti: Russia, Turchia, Iran, Cina, mondo musulmano. Mosca non ‘manovra’ più di altri. Ma l’aspetto più interessante è che la regione non è economicamente autonoma“, e quindi il fine non è tanto aggiudicarsi risorse locali.

Attraverso il Kirghizistan nessuna ‘appetitosa’ via energetica dunque, a spingere per un cambio al vertice. Il Paese della ‘Rivoluzione dei tulipani‘ (2005) è piuttosto uno snodo per la sicurezza internazionale di sufficiente valore.
“Per gli Usa l’interesse era mantenere la base aerea di Manas” come retrovia per le missioni in Afghanistan. “La Russia vuole fermare i grandi flussi di droga da Kabul: quindi due fattori sono in gioco, ma non così forti da motivare un cambio dell’elite. Anzi l’interesse reale di Mosca e di Washington era piuttosto mantenere quella precedente”.

Quindi un paese povero. Di frontiera. Storicamente attraversato da forze molto più grandi di lui. “Alessandro il Macedone è passato da questi territori” nella sua folle corsa verso oriente.
“Poi la regione era rientrata nell’Impero turco, per diventare parte del Turkistan settentrionale, provincia di uno stato ben più grande”.

Secondo una leggenda il Kirghizistan era la terra delle amazzoni, incontrate da Alessandro il Grande, lungo il suo cammino imperialistico. Nella lingua antica infatti “kirk kiz” significa 40 ragazze, ossia le mitiche guerriere. E ora è proprio una donna, la premier Roza Otunbaieva che ha scalzato il presidente Kurmanbek Bakiev. Ma quanto durerà?
“Ha preso il potere, ma non è detto che risolva il problema dell’acqua” conclude il professor Koktysh.
“Questo significa che i disordini si potrebbero ripresentare. Non a caso la Otunbaieva, che è una donna intelligente, ha detto che rimarrà in carica solo sei mesi” fino alle elezioni presidenziali.

Vedi anche:

Share

Tags: , , , , , , , , , ,

One Response to “Kirghizistan, colpa della Cina assetatrice”

  1. Alessandro Says:

    Allora la tesi va cmq presa in considerazione se ci sono dei dati, e su questo mi riservo di informarmi meglio.
    Però, c’è sempre un però in questi stati dell’asia centrale ex URSS, Specialmente il Kirghizistan, in cui Bakyev fu portato al potere anni fa attraverso una delle tante “rivoluzioni colorate”, i cui sponsor sono sempre gli stessi e ben conosciuti (Soros e USA tra i primi)..Poi quando ha cominciato a flirtare con la Russia e a minacciare di chiudere la base aerea di Manas, vicino Bishkek, i rapporti con gli USA si sono rapidamente deteriorati..Guardacaso la Otumbaieva, a quanto pare, si è subito sbrigata a rassicurare gli USA che la base di Manas non chiuderà…coincidenza?

Leave a Reply