Boom e bolla

A completamento dell’articolo sul nuovo record della crescita cinese, linko l’articolo di Francesco Sisci “Cina, bolla e non bolla economica” perché affronta un problema passato abbastanza inosservato: quello dei debiti che gravano sui governi locali.
Secondo l’autore, le autorità di Pechino terranno sotto controllo la bolla immobiliare attraverso tre misure:
- la riduzione del credito sugli immobili (le banche potranno concedere in prestito solo il 50% del valore dell’immobile)
- la vendita di terreni demaniali che dovrebbe aumentare l’offerta e abbassare i prezzi
- l’obbligo per le grandi imprese di costruzioni di iniziare i lavori entro un anno dall’aggiudicazione dei terreni (finora avevano l’abitudine di aspettare che i prezzi dei terreni salissero)
E dopo tutto la situazione non è così grave. I prezzi sono molto alti a Pechino e Shanghai, ma in città di seconda fascia – come Wuhan, Chongqing e Suzhou – sono in calo. Inoltre, gli acquisti avvengono quasi sempre in contanti, non pesano cioè sui conti delle banche: non si registra un aumento dei mutui non pagati.
Il problema arriva invece dalle province, che avrebbero contratto debiti per circa 400 miliardi di euro complessivamente per affrontare la crisi. Per ripagarli, gli amministratori avrebbero aumentato le tasse e la vendita dei suoli edificabili (attendendosi un ritorno in termini di tasse sugli immobili e sulle transazioni).
Al contempo, molti speculatori immobiliari, timorosi di una prossima esplosione della bolla immobiliare nelle città di prima fascia, spostano gli investimenti proprio in provincia.
Insomma, amministratori locali e speculatori puntano congiuntamente su un ulteriore surriscaldamento del settore immobiliare per mettere a posto i conti e fare nuovi affari.
“Ciò trova una conferma anche nelle distribuzione delle vendite. Nel primo trimestre dell’anno prime 10 società immobiliari hanno registrato un aumento delle vendite del 36%, ma fra questa la più grande di tutte, e quella considerata più affidabile, più in linea con gli intenti di Pechino, la Vanke, ha aumentato le vendite “solo” del 18,7%.”
E’ una tipica contraddizione tra le politiche del centro e quelle della periferia, acuita dalla vastità della Cina e dalla complessità degli interessi in gioco.
Così come per le leggi, ciò che si decide a Pechino non sempre si applica nella Cina profonda.
Inutile dire che la dialettica centro-periferia è tranquillamente estendibile alla sfera del politico.
Per gestire la modernizzazione cinese, quale alternativa è più efficace tra Stato autoritario accentrato e crescenti autonomie locali?
E’ un problema estendibile anche ad altre forme di “autonomia periferica”: dalle organizzazioni politiche, ai media, alla Rete.
Vedi anche:
Cina Mondo Globalizzazione
aprile 22nd, 2010 at 12:35 pm
Molto interessanti questi articoli sulla possibile bolla economica del settore immobiliare.
Volevo segnalarti che il link all’articolo ddi Sisci non funziona, questo dovrebe essere quello buono
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=98&ID_articolo=521&ID_sezione=&sezione=
Martina
aprile 24th, 2010 at 10:15 am
Hai ragione Martina, grazie. Ho corretto. Ogni tanto si sbaglia con il copiaincolla
aprile 30th, 2010 at 2:32 pm
[...] Queste sono le differenze economiche di non poco conto. Ma dove non arriva la ben nota mano invisibile, può arrivare la direzione politica, peculiarità della crescita cinese negli ultimi trent’anni. Le autorità hanno già messo all’opera alcune misure: [...]
ottobre 28th, 2010 at 4:05 pm
[...] Boom e bolla [...]