L’Ici del Dragone

Tra le misure atte a sgonfiare la bolla immobiliare, le autorità cinesi potrebbero introdurre una tassa sugli immobili, una vera e propria Ici d’oltre Muraglia.
Secondo informazioni raccolte da The Economic Observer, tale imposta sarà introdotta in via sperimentale entro la fine dell’anno nelle quattro maggiori città cinesi – Pechino, Shanghai, Chongqing e Shenzhen - per poi essere estesa al resto del Paese.

Più che una tassa sulla proprietà semplice (物业税 o wùyèshuì, “property tax” in inglese), dovebbe trattarsi di un’imposta sui beni immobili (房产税 o fángchǎnshuì, “real estate tax“), dovrebbe cioè colpire le proprietà immesse sul mercato immobiliare e non la casa di residenza del proprietario: paghi ciò su cui speculi, non il luogo dove abiti.
Ma è probabile che la tassa sarà estesa anche a particolari tipologie abitative, come le residenze di lusso.

C’è già chi pensa che una imposizione fiscale del genere potrebbe spingere molte coppie a divorziare e a spartirsi più “prime case” per aggirare l’erario. [vedi video]

Ma di fatto, a che serve?
Proprio come l’Ici, la tassa dovrebbe soprattutto riempire le casse di governi locali, fornendo loro una fonte costante e stabile di introito.

Il punto è capire se possa essere efficace anche per sgonfiare la bolla.
In teoria, se un immobile in cui non si risiede viene tassato duramente, il proprietario è spinto a venderlo e quindi, con l’ampliamento dell’offerta, i prezzi calano.
Tuttavia, gli esempi che vengono dall’estero non sono incoraggianti: in Italia l’Ici, giusto per dire, non ha certo impedito che i prezzi immobiliari crescessero molto più dei salari.
Anche negli Usa, l’esistenza di una “property tax” non ha evitato la crescita a dismisura della bolla immobiliare.

Lo spostamento dall’iniziale progetto di tassa sulla proprietà a quella sui beni immobili sembra di fatto motivato anche da ragioni burocratiche: pare infatti che una legge sulla proprietà dovrebbe passare per il Congresso Nazionale del Popolo e avrebbe un iter più lungo, mentre quella sui beni immobili sarebbe la revisione di una legge già esistente e dovrebbe passare solo per il Consiglio di Stato, in un processo più snello.
Un altro vantaggio della tassa sui beni immobili è il fatto che non tassa i terreni edificabili, già sottoposti ad altre imposte. La tassazione della nuda proprietà avrebbe invece comportato la necessità di accorpare balzelli di diversa natura, un’ulteriore complicazione.

In definitiva, è probabile che l’imposta sui beni immobili abbia un effetto di breve durata sui prezzi, ma non c’è prova che possa stabilizzarli verso il basso sul lungo periodo, consentendo un più facile accesso all’abitazione per tutti.
La tassa si confermerebbe quindi una fonte di reddito per i governi locali, in crisi di liquidità dopo gli iniziali benefici del pacchetto di stimoli anticrisi.

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