2010, quando i BRICS salvarono i PIIGS

Eurolandia salva? Niente affatto. I 750 miliardi (720 per altri) del piano salva-euro o anti-speculatori, come è stato ribattezzato, salveranno semplicemente la faccia – e non solo quella – dei PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna) a scapito di altri partner Ue più virtuosi, Germania su tutti. E così facendo, riprodurranno errori e incongruenze di un’Europa nata male e fragile. Fino alla prossima crisi.
Ma non solo: i voracissimi PIIGS parassitari riescono a mettere le mani in tasca perfino ai BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), le economie emergenti più dinamiche, per interposto Fondo Monetario Internazionale.
Che disastro. Meglio rinunciare alla moneta unica e sancire un’Europa a doppia velocità, con i “cinque porcellini” messi di fronte alle loro responsabilità: che si arrangino.
La tesi provocatoria non viene da un tedesco, da un americano o da un cinese, bensì da un italiano: Michele Boldrin, che scrive su noisefromamerika.org e di mestiere fa l’economista alla Washington University.
In buona sostanza, l’Europa “stabile” decide di prestare soldi a quella “instabile“. Come? Attraverso il prelievo fiscale nei singoli Paesi.
Così un contribuente “virtuoso” di Berlino, Amsterdam, Copenaghen, Parigi (Londra no, i britannici si sono già chiamati fuori), pagherà di fatto per la scarsa virtù (in termini economici) di un contribuente di Lisbona, Roma, Dublino, Atene o Madrid.
La Bce emetterà anche titoli di debito pubblico “europei” sempre per finanziare i PIIGS: si creerà di fatto un ministero del Tesoro europeo, qualcosa che va molto al di là del trattato di Lisbona. Ed è stato tutto deciso in un week-end.
Ma il punto che riguarda più da vicino questo blog è che tra i vari soldi raccolti “vi sono 250 (220 in altre versioni) miliardi di euro di provenienza FMI. Questa è una cifra alta, a naso mio, per il Fondo quindi suppongo che sia possibile solo con un’approvazione (di fatto) del G-20: BRICS rescuing PIIGS, non male come svolta storica e segnale che il mondo è cambiato!”
E sì, il cambio è epocale: il baricentro economico si sposta dal Mediterraneo verso Oriente e verso l’emisfero australe. Noi, inventori del capitalismo finanziario, facciamo la questua presso nuovi player che ora ci danno lezioni di efficienza economica.
I meccanismi di finanziamento del Fmi sono da tempo sotto la lente d’ingrandimento. Già durante il G-20 di Washington del novembre 2008 – il G-20 della crisi - i Paesi del G-7 chiesero ai BRICS di contribuire di più al Fondo Monetario Internazionale e al Financial Stability Forum. In pratica, gli Stati Uniti chiesero alla Cina di aprire il portafoglio. Ma dall’altra parte si rispose che era per prima cosa necessario riformare il sistema finanziario e i processi decisionali in seno al Fmi.
In sostanza i BRICS chiedono più potere decisionale nelle sedi che contano. La crisi del sogno europeo realizzerà il loro?
Intanto, Wen Jiabao si è già espresso a favore del piano europeo.
Vedi anche:
- Crescita record per l’economia cinese
- La gattopardesca crisi prossima ventura
- Asia Orientale: tra dieci anni il centro del mondo
- Tra dollaro e yuan ci rimette l’euro
- Davos: riforma della finanza e proposta cinese
- Al traino del Dragone
- Prendi i soldi (pochi) e scappa
- Parla Wen
- Fate pulizia in casa vostra
- Armiamoci e partite
- G20, istruzioni per l’uso
- Il decoupling ci salverà
Tags: brics, euro, eurolandia, europa, Michele Boldrin, piano salva-euro, piigs
Cina Mondo Globalizzazione
maggio 12th, 2010 at 3:02 am
per smentire i cretini liberisti ad oltranza (nonchè razzisti in una maniera imbarazzante per sedicenti intellettuali) di NFA e la loro teoria demenziale del virtuoso taxpayer del nord Europa che paga gli spreconi dell’Europa del sud, basta e avanza questa tabella, che spiega chi è esposto fino alla punta dei capelli in Sud Europa (e quindi perderebbe tutto in caso di default degli stati del sud). Il contribuente tedesco non fa beneficenza al sud, ma salva la PROPRIA economia da un collasso quasi certo per crediti inesigibili, che sono MOLTO superiori alla cifra che verrà messa dai poveri vessati tedeschi:
http://tinyurl.com/37lkea5
maggio 12th, 2010 at 9:55 am
Sì, ok, chiaro che i tedeschi non regalano niente a nessuno.
Però il meccanismo è sempre quello: i PIIGS si indebitano, gli altri gli fanno credito, poi devono rifargli credito per poter sperare di avere indietro i propri soldi.
Non sono anti-europeista, credo invece ci voglia più Europa se si vuole competere con gli altri sistemi economici globali. Tuttavia è assurda un’Europa monetaria senza una corrispettiva Europa fiscale-legale-politica.
Ora emergono le contraddizioni
maggio 13th, 2010 at 11:20 pm
“i PIIGS si indebitano, gli altri gli fanno credito”
l’esposizione degli “altri” solo adesso è diventata statale, ma i soldi della tabella non sono salvataggi di stato, bensì investimenti delle banche degli stati “virtuosi”. Non l’ha imposto il signor Papandreu alle banche tedesche di comprarsi un quinto del debito pubblico greco. E’ stato un LORO errore, e loro devono pagare.
Invece di fatto ancora una volta gli stati cosiddetti “virtuosi” (ma tra 4-5 anni a forza di regalare soldi alle banche avranno un debito pubblico che quello italiano, se si ferma, sarà da invidiare) continuano a parare il culo alle proprie banche.
Dov’è la virtù a tenere a posto il bilancio dello stato se poi sei disposto a farne macello per salvare i privati?
Almeno lo stato greco dà welfare state ai suoi cittadini, i soldi regalati di fatto alle banche alle banche dal governo tedesco in che modo giovano ai tedeschi?
maggio 14th, 2010 at 2:00 pm
Di questo articolo di Asia Times
http://www.atimes.com/atimes/Global_Economy/LE14Dj01.html
mi colpisce soprattutto la seguente affermazione, che secondo me sintetizza bene:
“The burden of the Euroland debt will fall on the private sector, workers and on foreigners who hold euros as a reserve currency. The holders of euros and workers will have to pay an inflation tax, ie, seignorage that will alleviate substantially the real debt and fiscal adjustment. ”
E’ la solita vecchia ricetta: si privatizzano i guadagni e si socializzano le perdite
ottobre 25th, 2010 at 5:02 pm
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