Economia della renna



«La renna che allevo è molto graziosa
ma anche la mia mamma è molto graziosa

Allevare una renna è la cosa più bella,
Sono così carine quando giocano

Allevare una renna è la cosa più bella,
Sono così carine quando giocano»

Ashag, pluripremiato cantante della taiga, canta “La mia renna“, canzone che sintetizza perfettamente il mondo degli tsaatan, il popolo di circa 200 anime che vive al confine tra Mongolia e Russia allevando quegli animali.
Questo video è un’anteprima della mostra video-fotografica su cui sto lavorando.

Parlo di “popolo” perché gli tsaatan sono nomadi Dukha dell’ex Uriankhai, l’attuale Tuva, che si sono spostati in Mongolia negli anni ‘40-’50 e hanno vissuto secondo proprie tradizioni diverse da altre etnie mongole (tra di loro parlano il tuvano).
In realtà “tsaatan” (tsaat=renna) è il nome chi gli hanno dato i mongoli (non è dispregiativo comunque), loro preferiscono chiamarsi “taigiin humus” (“popolo della taiga”, in mongolo) oppure “dukha lar” (“gente di Tuva”, in tuvano).

Sono stato 15 giorni con loro.
Gambat, laureato in veterinaria nel 1983, mi ha spiegato che quest’anno a settembre, dopo l’epidemia di brucellosi che ha sterminato gli animali qualche hanno fa, si supererà di nuovo il numero di mille capi. Festeggiamenti previsti per il festival della renna di settembre.

In realtà, l’economia della renna è pura sussistenza. Non si mangia o commercializza la carne, solo gli esemplari vecchi vengono macellati. Si utilizzano i prodotti dell’animale vivo, cioè il latte e la forza lavoro per i trasporti e gli spostamenti nomadici.
Il latte è poco, si munge solo da maggio a ottobre, quando le femmine ce l’hanno per i cuccioli appena nati, e ad agosto bisogna già cominciare a stoccarne una parte (congelato) per il fabbisogno invernale.
Quindi non c’è un surplus da vendere, solo qualcosa da offrire agli ospiti.

Per il resto, gli tsaatan vanno a caccia (unico modo per soddisfare la necessità di carne) o aspettano “regali” dal mondo esterno (anche io ho fatto shopping prima di salire nella taiga: farina, riso, pasta, patate, carote, caramelle per i bambini, etc).

Ora questo non basta più, perché per non restare tagliati fuori dalla modernità devono poter investire sul futuro: far studiare i ragazzi come Ashag e accedere a nuovi consumi, pur senza perdere la propria identità.

Altrimenti tutto precipita verso emarginazione e alcolismo, come già fu per altri popoli. Valga per tutti l’esempio degli indiani d’America, che condividono con gli tsaatan e altri popoli siberiani la tipologia abitativa: il teepee, che qui si chiama “urts“.

Teoricamente si potrebbe aumentare esponenzialmente il numero delle renne, ma questo sconvolgerebbe gli equilibri ecologici e la stessa vita nomade.
Avere più renne pro capite significherebbe spostamenti più frequenti alla ricerca di nuovi pascoli in un ecosistema fragile come quello della taiga. Non solo: la comunità si dovrebbe spezzettare affinché renne e allevatori non entrino in competizione per un medesimo pascolo.

Secondo tutti gli tsaatan con cui ho parlato, l’economia “alternativa” per camminare con le proprie gambe e senza sussidi elemosinati dal governo mongolo è il turismo. In linea teorica, potrebbe soddisfare l’esigenza del “popolo della taiga” di continuare con il proprio stile di vita, nei propri luoghi.

Finora però i tentativi sono andati male perché il turismo è gestito da esterni (tour operator mongoli e Ong varie) e nulla resta in mano loro: i turisti arrivano, scattano foto come se fossero allo zoo e se ne vanno.
Per uscire dalla loro “Shangri-La” simile a un ghetto, gli tsaatan devono autogestirsi un turismo consapevole, ecosostenibile e parecchio rispettoso.
In questo senso va il progetto di mostra a cui sto lavorando: portare “fuori” il messaggio degli tsaatan (il canto di Ashag si sommerà ad altre voci); raccogliere risorse perché possano creare una propria associazione che li rappresenti e, se possibile, far studiare Ashag e quelli come lui.

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3 Responses to “Economia della renna”

  1. bibi - benny Says:

    the “samer” ethnic minority in sweden live because of and together with raindeers
    http://en.wikipedia.org/wiki/Sami_people
    but here they get help from the swedish state – in order for them to continue with the raindeer tradition. we suppose it’s not going to happen over there? or is the mongolian state helpful?

  2. Chen Ying Says:

    There’s is a special program launched in 2008 by the government and called “2015 project”.
    It was supposed to pay tuition for 10 tsaatan universitary students but the first money (few) came after the first year of classes when at least 5 of them had already left because their families couldn’t afford the expenses. I interviewed the 5 of them still at university (for a radioreportage to come) and then went shopping with them buying food for them. They live really in poverty in a dorm room that’s like a jail.
    Then, in the same program, 10 sheeps were given to every family. But they came from Ulaanbaatar (1000 km far, at least 3 days trip) and sheep can’t live in the Taiga (that’s a wet soil unaffordable for “short legs” livestock and poor of grass). They all died before reaching the Tsaatan community.
    So the government bought 20 reindeer from Tuva to give them to the community and mix their blood with the local ones. Unfortunately they decided to drive the whole bunch in a very long and circular trip that took them to the Reindeer Fertival at Khovsgol Lake, where tourists were bound to pay 20000 T to see them in a show. Only 7 of them arrived in the Taiga.
    Then they decided to build two houses to host the people of the West and East Taiga (the two main groups) at the two drop off points before the last horse riding to get to the “urts” camps. They built only one, very small, and the money disappeared. Anyway Tsaatan don’t give a shit about houses.
    Many got the impression that money and things vanish on the way between the two local gevernments of Moron and Tsagaannuur.
    Another example is a 70 mt shipment of fabric supposed to reach the families. Only 40 of them got to the community.
    This is what the government does.
    But also the Ngo’s behaviour in that area is very objectionable. I’ll write something about that

  3. Chen Ying » Blog Archive » Un campo di calcio di nome Mongolia Says:

    [...] EMAIL « Economia della renna [...]

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