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Le ferrovie cinesi arrivano in Argentina, nuovo Far West del Dragone

Sui binari della ferrovia arrivano i soldi, tanti. Ma come la storia insegna, il treno porta anche presenze straniere che spesso si traducono in colonizzazione, economica e demografica se non militare.
Oggi tutti vogliono i soldi della Cina. Li vuole anche la presidente argentina Cristina Kirchner che ha appena siglato un accordo da dieci miliardi di dollari con Pechino per rinnovare, appunto, le proprie ferrovie.

L’export di tecnologia ferroviaria cinese gode dei benefici dell’assemblaggio. Il Dragone non ti vende il motore più efficiente o il binario più resistente. Ti vende il pacchetto completo, facendo leva su un’economia di scala che non ha pari al mondo: si assorbe tecnologia altrui (Francia, Germania, Giappone) e si costruisce più in fretta e a costi inferiori degli altri.

E così il settore evolve ed esporta, soprattutto per quanto riguarda i treni superveloci. In Cina sono attualmente in costruzione 10mila chilometri di linee ad alta velocità; Singapore, Australia, Turchia, Venezuela sono già nel pacchetto clienti e il ministero delle Ferrovie dichiara di puntare a Nord America, Europa e Sud America.

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