Petrolio, il Dragone energivoro e il disastro di Dalian

La Cina ha fatto incetta di energia fossile sfruttando la crisi globale. Ora si spera nella green technology

Una macchia nera che ormai ricopre 430 chilometri quadrati di mare, un disastro ecologico riconosciuto anche dai media cinesi che colpisce proprio una delle zone turistiche più famose della Cina, dove gente comune e funzionari di partito affollano spiagge che ricordano le più note località turistiche d’Occidente.
Pesca vietata fino alla fine di agosto, 15 chilometri di barriere antipetrolio calate in mare per evitare che la marea nera raggiunga anche le acque internazionali.

E’ quanto sta accadendo a Dalian, capoluogo della provincia del Liaoning e porto più settentrionale del Celeste Impero, dove il 16 luglio due oleodotti e un silos-cisterna sono esplosi riversando in mare oltre 1500 tonnellate di greggio che arrivava dall’Arabia Saudita.

Le autorità locali hanno requisito in fretta e furia più di 800 pescherecci e dicono che risolveranno il problema entro la fine del mese, i media riportano le notizie della riapertura del porto, ma alcune foto diffuse da Greenpeace rivelano l’altra faccia della medaglia: vigili del fuoco sommersi dal petrolio mentre cercavano di tappare la falla e portati faticosamente in salvo (uno è morto e un altro è disperso).

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One Response to “Petrolio, il Dragone energivoro e il disastro di Dalian”

  1. Chen Ying » Blog Archive » Terre rare, intrecci abbondanti Says:

    [...] Petrolio, il Dragone energivoro e il disastro di Dalian [...]

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