Archive for the ‘Audio’ Category

Mostra e radio reportage: i materiali

lunedì, marzo 8th, 2010

Per chi, pur interessato, si fosse perso il radio reportage “Dongbei in the road” e non possa andare alla mostra “L’Oriente è rosso“, ecco i materiali.

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Xinjiang, il radio reportage, la mostra reale e quella virtuale

martedì, marzo 24th, 2009

Oggi comincia la mostra delle mie foto sui Volti della Cina di confine.

Ed ecco finalmente il radio reportage – che firmo con PeaceReporter:

Xinjiang, il Far West del Celeste Impero

Cliccate con il tasto destro del mouse sul link e scaricate il file mp3 se volete sentirvelo in santa pace, oppure ascoltatelo direttamente in streaming da qui (cliccando sulla freccetta). Dura 20 minuti circa.

In parallelo con l’esposizione “reale”, i paesaggi della regione autonoma diventano anche una mostra fotografica virtuale su Second Life: Sulla Via della Seta.
Le mie foto e il radio reportage sono infatti ospiti di un “museo” creato ad hoc sull’isola di Decoder, per tutto il periodo dell’esposizione in real life alla Casa del Pane (dal 24 al 29 marzo).

Il passaggio senza soluzione di continuità tra i paesaggi di Second Life e il caleidoscopio di colori dello Xinjiang reale vuole essere un esperimento percettivo a cavallo tra realtà fisica e virtuale, per mettersi alla prova su diversi media, facendoli interagire.
Vi assicuro che entrare nel “Misterioso Canyon del Tian Shan“, ricreato magicamente da Serena Zonca (a.k.a Juliet Chambers) sull’isola di Decoder, è stato per me sorprendente, uguale alla realtà e al tempo stesso diverso: un ampliamento cognitivo?

Chi sono gli altri artefici di questo esperimento?
Decoder è un avamposto permanente di sperimentazione cross-reality, un progetto della casa editrice milanese Shake Edizioni diretto da Serena Zonca.

La ShaKe nasce nel 1988. Tra le diverse attività, ma già a partire dal 1985, su iniziativa di Primo Moroni, fondatore della libreria Calusca City Lights, si era formato un gruppo per la creazione di una rivista che proiettasse il dibattito politico oltre gli anni Ottanta e sperimentasse in maniera nuova i territori dell’arte, della cultura cibernetica e delle controculture. Il suo nome era “Decoder”.

In 20 anni di attività indipendente, ShaKe ha costruito un catalogo di circa 150 titoli che spaziano dalla cultura cyberpunk alla letteratura di genere, dalle controculture al mediattivismo, passando per i movimenti e le loro molteplici capacità comunicative nell’arte come nella politica.

L’isola Decoder in Second Life nasce nel giugno 2007 con la costruzione di una struttura post-industriale su un terreno nero, parzialmente sepolto dalle acque, creata da Alessandro Bordicchia e Leandro Agrò. L’inaugurazione coincide con l’apertura della mostra antologica del Prof. Bad Trip, illustratore delle copertine della rivista Decoder, prematuramente scomparso.

Il progetto è ripartito con una serie di iniziative, tra cui la conferenza del 5 marzo sui mondi virtuali alternativi a Second Life e l’evento Border del 20 marzo, trasmesso in entrambi i mondi con mostre e video realizzati in entrambe le realtà.

Per chi non ha familiarità con Second Life
Andate sul sito www.secondlife.com, cliccate su “Get Started” e seguite la procedura di attivazione.
Quando avete creato il vostro avatar (cioè voi stessi nel mondo virtuale), inserite in un browser a vostra scelta il seguente url:
http://slurl.com/secondlife/Decoder/234/32/990
Sarete immediatamente “teletrasportati” all’interno della mostra virtuale. Occhio che si vola!

E se ancora non basta, contattate per informazioni: julietcalvin@hotmail.com

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Cina e Tibet, cose mai dette

venerdì, aprile 18th, 2008

desnos ha montato su YouTube l’intervista rilasciata da Stefano Cammelli a Jefferson Ming sull’attuale situazione tibetana.

L’intervista è notevole, perché mette in relazione l’importanza del Tibet per la Cina e il rapporto possibile tra Pechino e il Dalai Lama.
Dice cose che sui nostri media non si sono ancora sentite, mai.

Preciso che non sono io l’autore dell’intervista. Io avevo intervistato precedentemente Cammelli per Jefferson Ming. In seguito, la redazione della trasmissione ha ricontattato il professore per conto suo e l’esito è questa interessante audio.

Vedi anche:

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Edoarda Masi sul Tibet

venerdì, aprile 4th, 2008

Il 22 marzo nell’ambito di Sabato Libri – la rubrica culturale settimanale di Radio PopolareEdoarda Masi è intervenuta sulla questione tibetana.

Ecco l’audio della trasmissione (per sentire la Masi andate quasi a metà)

L’autrice è una delle due italiane viventi – l’altra è Renata Pisu – che possa vantare una conoscenza diretta della Cina che risale agli anni Cinquanta. Sinologa d’alto rango, ha vissuto a Pechino e a Shangai, dove ha insegnato lingua italiana all’Istituto Universitario di Lingue Straniere.
Ma Edoarda Masi è anche un’intellettuale della cosiddetta “sinistra critica” italiana e ha scritto su tutte le più importanti riviste che hanno ispirato la controcultura italiana: “Quaderni rossi“, “Quaderni piacentini” e via dicendo. Credo sia tra i pochi italiani ancora in circolazione a poter vantare collaborazioni a “Les temps modernes” di Jean-Paul Sartre.

Segnalare il suo punto di vista, in quanto documentatissima alternativa alla vulgata occidentale, è quindi utile e dovuto, anche se potrebbe apparire eccessivamente filo-cinese.

L’intervento a Radio Popolare è una rapida ricostruzione storica della questione tibetana, con indicazioni di lettura.
Sintetizzo brutalmente: il concetto di nazione è stato sempre ignoto alle tribù tibetane, che hanno alternato periodi di sudditanza ai cinesi a fasi di autonomia. I mongoli (dinastia Yuan) danno poi autorità di governo ai monaci tibetani – che acquistano grande prestigio in tutto l’impero – sulle tre provincie dell’altopiano
All’inizio del secolo XIX la decadenza Qing favorisce il tentativo di Gran Bretagna e Russia di staccare il Tibet dalla Cina e, con la rivoluzione del 1911, il Dalai Lama proclama l’indipendenza. Ma Sun Yat-Sen riafferma la sovranità cinese. Nei successivi decenni di caos e occupazione giapponese, gli inglesi impongono sul Tibet una sorta di protettorato, vietando ad altri europei di entrarvi.

In funzione anti-britannica, gli Usa non riconosceranno fino al 1948 nessun rappresentante tibetano che non sia accompagnato da dignitari cinesi. Cambia tutto dopo la rivoluzione maoista e la proclamazione della Repubblica Popolare (1949).
Nel 1950 l’esercito popolare occupa il Tibet che non è uno stato indipendente ma formalmente una provincia cinese. Il Dalai Lama accetta di tornare in Tibet nel 1951 e si accorda con Pechino per una forte autonomia.

La società tibetana è ferma al 17° secolo, divisa in 3 classi: ci sono nobili e buddha viventi, poi il resto della popolazione (90%) in stato di semi-schiavitù. I cinesi impongono in Tibet le stesse riforme applicate in tutta la Cina, molti tibetani sono in prima fila nella loro esecuzione.
A quel punto, la società si divide: nobili e filo-inglesi formano l’opposizione e si legano alla Cia mentre cinesi e filo-cinesi procedono con le riforme e creano scuole, ospedali e infrastrutture.

Dopo la rivolta del ‘59 (foraggiata da Washington), il Dalai scappa in India, mentre Zhou Enlai dichiara decaduto il vecchio governo e sopprime la schiavitù.
L’80% delle terre viene nazionalizzato. Il 9 settembre 1965 è creata la Regione Autonoma.
Con la Rivoluzione culturale (1966) si verificano saccheggi ed episodi di distruzione dei simboli religiosi. E’ un fenomeno analogo a quanto sta avvenendo nel resto della Cina e anche in questo caso va detto che una parte della società tibetana è in prima fila.

La Masi sottolinea che che se nel 1959 l’aspettativa di vita dei tibetani era di 36 anni, negli anni Ottanta si è saliti a 60 anni. E’ l’effetto del benessere e dello sviluppo portati sull’altopiano.

Edoarda Masi a Radio Popolare

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Unconventional China

venerdì, gennaio 4th, 2008

 

Ho finalmente recuperato i file audio degli interventi radiofonici di Stefano Cammelli a Jefferson Ming, la trasmissione di Radio24 che si occupa di Cina e Usa.

Come scrivevo nella presentazione, ci offrono una visione non convenzionale della Cina contemporanea, alternativa agli stereotipi che vengono serviti a piene mani dai media occidentali.

Nazione 
La Cina è un’invenzione di Sun Yat-sen, prima di lui l’idea di Nazione non esisteva e “Cina” significava soprattutto un sistema di valori e una modalità di governo che si incarnava nell’Impero. Temi già sostenuti da Cammelli in Ombre cinesi.

Sorpasso
I Cinesi sono perfettamente consapevoli di non potere sfidare Usa ed Europa per almeno altri vent’anni. La Cina è per molti versi un Paese ancora arretrato.

Tibet
Le autorità di Pechino hanno bisogno di pace, devono perciò conservare l’integrità territoriale del Paese e al tempo stesso assecondare l’Occidente su temi come la Birmania e il Tibet. Questo è il difficile compito di Hu Jintao.

Sars
Una pagina indecente per il giornalismo occidentale, la Sars è una totale montatura.

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