Archive for the ‘Video’ Category

Gùgōng (Forbidden City) timelapse (from Jingshan park)

venerdì, novembre 18th, 2011

Un piccolo esperimento…

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Manifesto Tsaatan

lunedì, dicembre 6th, 2010

Metto finalmente online “Manifesto Tsaatan“, il video sul “popolo delle renne” con cui, durante il mio ultimo viaggio in Mongolia, ho vissuto e condiviso.
E’ un prodotto collettivo: nasce da un patto tra il sottoscritto e la comunità della Taiga Ovest.
Poi, nella postproduzione, non avrei saputo che pesci pigliare senza l’indispensabile e creativissima Claudia Pozzoli.

Un patto, dicevo.
Gli Tsaaatan mi hanno accolto come un membro del loro popolo. Io ho cercato di capire come rendermi utile e – essendo incapace di colpire un cervo dalla coda bianca, in corsa, con un Mosin Nagant di epoca sovietica; di mungere le renne (però ci ho provato, solo che è compito delle donne); di tagliare un ceppo con solo tre colpi d’ascia – gli ho offerto quello che più o meno mi riesce meno peggio.

Gli ho quindi proposto di fare una mostra con i loro ritratti fotografici: dodici in tutto. E poi, per ogni persona ritratta, un video in cui si raccontava. Potevano dire quello che gli pareva.
Il fine è quello di far conoscere la comunità e, se possibile, raccogliere qualche soldo per consentire agli Tsaatan di investire sul presente e sul futuro.

Il punto è che la comunità ha qualche problema a entrare nella modernità.
Ne ho già scritto, prossimamente dovrebbe anche uscire mio un reportage esteso su Avvenire (non so quando, ma è lì). Un portfolio fotografico sullo stesso argomento sarà pubblicato a dicembre sul mensile di PeaceReporter (per inciso, l’abbonamento alla rivista è uno splendido regalodi Natale… anche per noi).

Gli Tsaatan hanno bisogno di investire sul proprio futuro.
Farsi conoscere significa per loro attirare un turismo rispettoso ed ecosostenibile.
Raccogliere fondi significa poter mandare all’università i giovani, quelli che dovranno traghettare la comunità nel mondo globalizzato senza farle perdere la propria identità.
Per noi tutti, significa salvare uno spicchio di biodiversità.

Purtroppo so per esperienza che si incontra tanta gente disponibile a farti esporre, a darti uno spazio. Però a zero budget. Io invece spero ancora di trovare qualche sponsor, o altre soluzioni, che mi consentano di veicolare risorse verso il popolo delle renne.

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Censura in Cina: videointervista

lunedì, novembre 29th, 2010

Intervista al sottoscritto di Alessandro Zanardi della rivista Sintesi

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Mongolia, la ferrovia del dispetto

giovedì, settembre 9th, 2010

Destinazione nord: meglio portare il carbone in Russia che in Cina

Tavan Tolgoi è un’enorme miniera a cielo aperto: sei miliardi di tonnellate di carbone a portata di mano nella provincia di Ömnögovi, la più meridionale della Mongolia. Il governo ha deciso di privatizzare il trenta per cento della compagnia che opera nel giacimento, offrendo però a partner stranieri solo il dieci per cento di questa quota, una percentuale che comunque fa gola a colossi come la cinese Shenhua Energy, un consorzio russo con a capo Gazprom e l’australiana BHP Billiton.

Il confine cinese è a soli 200 chilometri dalla miniera. Ci sono tutti gli ingredienti per farne una “perla” della famosa collana con cui il Celeste Impero si espande commercialmente e intanto mette benzina nel suo motore industriale: investimenti in direzione Ulan Bator, carbone in direzione Pechino.
E invece no. Il parlamento mongolo ha approvato un progetto di ferrovia in collaborazione con Deutsche Bahn AG che da Tavan Tolgoi muoverà per 1.100 chilometri in direzione nord (Russia) invece che per 200 verso sud (Cina).
I russi pagano di più? Niente affatto. Altri motivi economici? Qualcuno: il ministro dei Trasporti Battulga Khaltmaa ha dichiarato a EurasiaNet.org che far passare la ferrovia attraverso mezza Mongolia valorizza le risorse locali.

Ma le ragioni per cui i binari non saranno puntati verso sud sono soprattutto politiche.

Leggi l’intero articolo su PeaceReporter

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Economia della renna

domenica, giugno 13th, 2010



«La renna che allevo è molto graziosa
ma anche la mia mamma è molto graziosa

Allevare una renna è la cosa più bella,
Sono così carine quando giocano

Allevare una renna è la cosa più bella,
Sono così carine quando giocano»

Ashag, pluripremiato cantante della taiga, canta “La mia renna“, canzone che sintetizza perfettamente il mondo degli tsaatan, il popolo di circa 200 anime che vive al confine tra Mongolia e Russia allevando quegli animali.
Questo video è un’anteprima della mostra video-fotografica su cui sto lavorando.

Parlo di “popolo” perché gli tsaatan sono nomadi Dukha dell’ex Uriankhai, l’attuale Tuva, che si sono spostati in Mongolia negli anni ‘40-’50 e hanno vissuto secondo proprie tradizioni diverse da altre etnie mongole (tra di loro parlano il tuvano).
In realtà “tsaatan” (tsaat=renna) è il nome chi gli hanno dato i mongoli (non è dispregiativo comunque), loro preferiscono chiamarsi “taigiin humus” (“popolo della taiga”, in mongolo) oppure “dukha lar” (“gente di Tuva”, in tuvano).

Sono stato 15 giorni con loro.
Gambat, laureato in veterinaria nel 1983, mi ha spiegato che quest’anno a settembre, dopo l’epidemia di brucellosi che ha sterminato gli animali qualche hanno fa, si supererà di nuovo il numero di mille capi. Festeggiamenti previsti per il festival della renna di settembre.

In realtà, l’economia della renna è pura sussistenza. Non si mangia o commercializza la carne, solo gli esemplari vecchi vengono macellati. Si utilizzano i prodotti dell’animale vivo, cioè il latte e la forza lavoro per i trasporti e gli spostamenti nomadici.
Il latte è poco, si munge solo da maggio a ottobre, quando le femmine ce l’hanno per i cuccioli appena nati, e ad agosto bisogna già cominciare a stoccarne una parte (congelato) per il fabbisogno invernale.
Quindi non c’è un surplus da vendere, solo qualcosa da offrire agli ospiti.

Per il resto, gli tsaatan vanno a caccia (unico modo per soddisfare la necessità di carne) o aspettano “regali” dal mondo esterno (anche io ho fatto shopping prima di salire nella taiga: farina, riso, pasta, patate, carote, caramelle per i bambini, etc).

Ora questo non basta più, perché per non restare tagliati fuori dalla modernità devono poter investire sul futuro: far studiare i ragazzi come Ashag e accedere a nuovi consumi, pur senza perdere la propria identità.

Altrimenti tutto precipita verso emarginazione e alcolismo, come già fu per altri popoli. Valga per tutti l’esempio degli indiani d’America, che condividono con gli tsaatan e altri popoli siberiani la tipologia abitativa: il teepee, che qui si chiama “urts“.

Teoricamente si potrebbe aumentare esponenzialmente il numero delle renne, ma questo sconvolgerebbe gli equilibri ecologici e la stessa vita nomade.
Avere più renne pro capite significherebbe spostamenti più frequenti alla ricerca di nuovi pascoli in un ecosistema fragile come quello della taiga. Non solo: la comunità si dovrebbe spezzettare affinché renne e allevatori non entrino in competizione per un medesimo pascolo.

Secondo tutti gli tsaatan con cui ho parlato, l’economia “alternativa” per camminare con le proprie gambe e senza sussidi elemosinati dal governo mongolo è il turismo. In linea teorica, potrebbe soddisfare l’esigenza del “popolo della taiga” di continuare con il proprio stile di vita, nei propri luoghi.

Finora però i tentativi sono andati male perché il turismo è gestito da esterni (tour operator mongoli e Ong varie) e nulla resta in mano loro: i turisti arrivano, scattano foto come se fossero allo zoo e se ne vanno.
Per uscire dalla loro “Shangri-La” simile a un ghetto, gli tsaatan devono autogestirsi un turismo consapevole, ecosostenibile e parecchio rispettoso.
In questo senso va il progetto di mostra a cui sto lavorando: portare “fuori” il messaggio degli tsaatan (il canto di Ashag si sommerà ad altre voci); raccogliere risorse perché possano creare una propria associazione che li rappresenti e, se possibile, far studiare Ashag e quelli come lui.

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