Posts Tagged ‘ambiente’
mercoledì, giugno 1st, 2011

All’origine del disagio profondo della Mongolia Interna
Qualche anno fa, le foto di piazza Tiananmen offuscata da una nebbia arancione fecero il giro del mondo. Filtri fotografici o post-produzione digitale non c’entravano nulla. Ormai, quando a primavera l’aria di Pechino si satura di giallo-arancio e l’aria si fa irrespirabile, tutti sanno che è in corso una tempesta di sabbia. Il vento arriva da nord-ovest e porta con sé la polvere del Gobi, il deserto che la Cina condivide con la Mongolia, ma anche quella di pianure che un tempo furono pascoli stepposi: ora non più.
La zona da cui arrivano le tempeste di sabbia è la Mongolia Interna cinese. In questi giorni se ne parla per via delle manifestazioni che la popolazione di etnia mongola, ormai minoranza, sta inscenando dopo la morte di un pastore rimasto schiacciato da un camion che trasportava carbone. Non è azzardato dire che alla base del malessere diffuso ci siano anche ragioni ambientali. A creare problemi, è il contrasto tra lo stile di vita tradizionale, nomade-pastorale, e la globalizzazione che, via Pechino, arriva dal mondo stanziale.
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martedì, maggio 31st, 2011

Un pastore ucciso da un camion che trasportava carbone: necessità energetiche contro civiltà nomade
10 maggio. Prefettura di Xinlingol, Mongolia Interna, Cina. Un camion che trasporta carbone travolge e uccide un pastore nomade che cercava di opporsi al passaggio del veicolo su un pascolo. La vittima, Mergen, è di etnia mongola. Alla guida del camion, un autista han.
C’è anche un’altra versione che circola in rete: il pastore starebbe stato ucciso volontariamente dopo una disputa non risolta con funzionari della compagnia mineraria Spring City Group sul valore dell’indennizzo per alcune terre requisite. Gli stessi funzionari avrebbero poi ordinato ai camionisti di passare sul cadavere. Alcuni agenti di polizia avrebbero assistito alla scena senza intervenire. Questa versione non è confermata, le autorità stanno indagando.
Quale sia la verità, è questa la scintilla che incendia la Mongolia interna, regione nella quale, nonostante il nome, i mongoli sono solo il venti per cento circa della popolazione complessiva (24 milioni di abitanti in un territorio più grande di Italia, Germania e Spagna messe insieme): l’80 per cento degli abitanti è di etnia han, quella maggioritaria in Cina.
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giovedì, maggio 12th, 2011

Tanto spazio e giacimenti d’uranio. Ecco come Ulan Bator vorrebbe entrare nel business dell’atomo
La più grande discarica nucleare del mondo. Così potrebbe diventare laMongolia, se andasse in porto un patto segreto tra il governo di Ulan Bator, Stati Uniti e Giappone, rivelato dal quotidiano di Tokyo Mainichi Shimbun.
L’accordo sarebbe stato sottoscritto prima deldisastro di Fukushima e in un’ottica di concorrenza globale.
La Russia offre già infatti a chi si incammina sulla strada dell’energia atomica un servizio “tutto completo”: tecnologie per aprire le centrali e poi attività – e soprattutto luoghi- di smaltimento delle scorie.
Anche la Francia, che di spazi ne ha meno, offre qualcosa del genere: l’unica differenza è che punta più sulle tecnologie di riciclo, con il processo Purex (plutonium and uraniumrecovery by extraction) che produce il famigerato combustibile Mox. Per il resto, esporta gran parte delle proprie scorie proprio in Russia.
Il mercato impone dunque che anche due potenze economiche (e atomiche) come Usa e Giappone diventino competitive nelle tecnologie nucleari prêt à porter: vendita di reattori e smaltimento delle scorie.
Ed ecco la Mongolia, cioè il Paese con la minore densità demografica al mondo dopo la Groenlandia - 1,7 abitanti per chilometro quadrato – nonché un’economia a caccia di investimenti e tecnologia. È proprio il suo spazio a essere in vendita: in cambio di tecnologie nucleari – rivela il Mainichi Shimbun – il ministero degli Esteri e del Commercio (significativa fusione di funzioni) inizia a settembre 2010 le trattative con il dipartimento dell’Energia Usa e il ministero dell’Economia giapponese per concedere come discarica nucleare l’ex base militare sovietica di Bayantal, circa 200 chilometri a sud-est di Ulan Bator.
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Tags: ambiente, Bayantal, economia, giappone, mongolia, politica, Popoli, Risorse, Salute, usa
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lunedì, aprile 11th, 2011

Nelle elezioni per la carica di governatore vince il vecchio candidato dei liberal democratici
Shintaro Ishihara è stato confermatogovernatore di Tokyo, un solo mese dopo ilterremoto e lo tsunami che hanno devastato il Giappone. È al suo quarto mandato quadriennale. Il politico 78enne che, all’indomani della catastrofe, definì lo tsunami una “punizione del cielo” che aveva travolto con la sua forza rinnovatrice “l’egoismo e ilpopulismo, mettendo nuovamente a nudol’autentico spirito giapponese“, ha sbaragliato con il 57 per cento dei voti gli sfidanti. C’è da chiedersi il perché.
Prima di tutto, Ishihara era appoggiato dal vecchio Jimintō, il Partito liberal democratico. Non correva cioè per il Minshutō, il Partito democratico al governo dal 2009, reputato quasi unanimamente responsabile della sciagura. Non è esattamente così, infatti la politica nucleare in un Paese estremamente sismico fu inaugurata proprio dai liberal democratici, che hanno governato ininterrottamente il Giappone dal 1958 al 2009. Non solo: diversi membri dell’attuale Partito democratico sono ex papaveri del Jimintō saltati sul carro del vincitore.
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Tags: ambiente, economia, elezioni, giappone, nucleare, partito democratico, partito liberal democratico, politica, Salute, Shintaro Ishihara, terremoto, tokyo, tsunami
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lunedì, aprile 4th, 2011

Rilascio “controllato” dell’acqua contaminata di Fukushima nel Pacifico
La notizia del giorno è che la Tepco, la compagnia che gestisce la centrale nucleare di Fukushima Daiichi, starebbe per – o avrebbe già iniziato a - riversare nell’oceano 15mila tonnellate di acqua radioattiva.
Con nonchalance solo apparente, i vertici della compagnia avevano precedentemente annunciato questa soluzione per sbarazzarsi diun’enorme pozza contaminata che, secondo la loro versione, ostacolerebbe il lavoro dei tecnici chiamati a ripristinare il funzionamento dell’impianto.
L’acqua è radioattiva “solo” cento volte oltre il limite legale, quindi a un livello “relativamente basso”, secondo la compagnia.
A proposito dei tecnici, giunge voce che gli uomini in tuta bianca che in questi giorni si avventurano all’interno dei reattori danneggiati, tra cui gli ormai famosi “Cinquanta di Fukushima“, sarebbero volontari solo fino a un certo punto: gente con età non inferiore aicinquant’anni, retribuiti duemila dollari al giorno, non necessariamente “tecnici”, che rischiano la vita appesi all’amo del ricatto occupazionale.
Notizia da verificare ma che trova parziale conferma in una testimonianza raccolta dal New York Times. Kunikazu Takahashi, 47 anni, è stato intervistato in un centro di raccolta dove è sfollato insieme all’anziana madre. Sente di non avere scelta, per guadagnare il necessario al mantenimento di entrambi, deve tornare al suo lavoro come tecnico all’impianto di Fukushima Daini, che dista una decina di chilometri da quello danneggiato.
“Mi hanno cercato diversi giorni fa – racconta – devo tornarci”. Nell’economia stagnante di Fukushima, si considera fortunato ad avere ancora un lavoro. Quanto ai pericoli: “Cerco di non pensarci“.
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Tags: acqua, ambiente, contaminazione, economia, fukushima, giappone, isola gallegiante, nucleare, Popoli, Risorse, Salute
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