Posts Tagged ‘censura’

Cina, libertà mobile

mercoledì, gennaio 26th, 2011

Gli utenti Internet sono tanti e usano soprattutto il telefonino. Le implicazioni

Secondo l’ultimo rapporto del Chi­na Internet Network Information Cen­ter (CNNIC), i cinesi che navigano in Rete sono 457 milioni. Ben 303 milioni di questi si connettono via mobile, privilegiando il microblogging fra le varie attività possibili.

Sul noto blog Shanghaiist è comparsa una lista nera di parole che le compagnie telefoniche China Mobile, China Telecom e China Unicom intenderebbero vietare nelle comunicazioni via sms. Le tre compagnie avevano precedentemente annunciato che nel 2011 avrebbero monitorato i messaggi di testo alla ricerca di “contenuti cattivi“. Al momento, non risulta che le parole comprese nella lista vengano cancellate dagli sms.

Il 3 febbraio comincia l’anno del coniglio, che segue quello della tigre. Sulla Rete cinese è comparso “Coniglietto fai il bravo“, un biglietto d’auguri in formato video pieno di riferimenti ad argomenti sensibili, come lo scandalo del latte alla melamina e gli espropri-demolizioni di case. La cosa del tutto nuova è che il video si conclude con una vera e propria carneficina di tigri compiuta da un esercito di coniglietti furiosi, con tanto di denti aguzzi e scene splatter. Tutti hanno interpretato il finale come un invito alla rivolta di popolo (i coniglietti) contro il potere politico (le tigri).
Il video, postato un po’ ovunque, è stato velocemente rimosso, così come i commenti comparsi a migliaia sui social network, ma già ripresi e rilanciati da siti al di fuori della Cina. Lo stesso filmato è ricomparso su YouTube.

Huang Yimeng, creatore e amministratore di VeryCD, il più famoso sito di file-sharing, ha annunciato che chiuderà a breve. In una successiva dichiarazione ha però precisato che il sito continuerà a esistere ripulito dei contenuti la cui condivisione viola il diritto d’autore. Nel 2009, VeryCD era già stato chiuso e riaperto nel giro di un giorno con altri siti di file-sharing.

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Cina, Skype nel mirino

martedì, gennaio 4th, 2011

Una vicenda paradigmatica del nesso tra politica ed economia

Circola voce che Skype sia nel mirino delle autorità cinesi. Il 10 dicembre, una laconica nota comparsa sul sito del ministero dell’Industria e della Tecnologia Informatica (Miit) ha infatti annunciato che “il ministero sta collaborando con i dipartimenti competenti per lanciare un attacco contro i servizi VoIP illegali; grazie agli utenti, stiamo raccogliendo indizi sui casi di utilizzo VoIP illegale”.
Non si fa riferimento esplicito a Skype o ad altri, ma l’applicazione nata tra Scandinavia ed Estonia nel 2003 è ormai quasi sinonimo di Voice over Internet Protocol (VoIP), cioè la tecnologia di trasmissione voce attraverso Internet.
Oggi, Skype opera in Cina attraverso TOM-Skype, una joint venture con la TOM Online di Hong Kong, che appartiene al miliardario Li Ka-shing. Ha oltre 88 milioni di utenti registrati, anche se sono “solo” due milioni (dati della stessa Skype) quelli che si connettono ogni mese.

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Cina, il sito disarmonico

mercoledì, dicembre 8th, 2010

“Società progressista”, nazionalista e maoista, è un caso: più che i contenuti, colpisce il linguaggio

Potrebbe essere definito un sito hardcore, nel senso di estremo, violento. Si chiama Jìnbù Shèhuì (进步社会), “società progressista” e nell’header reca in bella vista l’immagine di un panda armato di Kalashnikov con una bandiera cinese sullo sfondo affiancato dal volto di Mao Zedong.

Destra? Sinistra? In Cina, anche le nostre categorie si mescolano, è più importante soffermarsi sui contenuti, organizzati in quattro categorie molto esplicite: “Impiccare gli schiavi dell’Occidente“, “Media marci“, “Il nuovo movimento di emancipazione ideologica“, “Guerra soft“.
Gli autori si definiscono “patriottici“.

E’ il nuovo fenomeno della Rete cinese e Globalvoices - il network internazionale di blogger – lo analizza accuratamente.
Ciò che colpisce di più gli utenti internet cinesi, che si esprimono nei forum e nei microblog di altri siti, non sono le posizioni politiche di “società progressista”, per altro affini a quelle espresse da libri best-seller come Zhongguo keyi shuo bu (“La Cina può dire di no”) e Zhongguo bu gaoxing (“La Cina è infelice”).
A scioccare è il tono: la violenza verbale e il fatto che i contenuti “sensibili” non siano per il momento censurati.

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Censura in Cina: videointervista

lunedì, novembre 29th, 2010

Intervista al sottoscritto di Alessandro Zanardi della rivista Sintesi

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Cina, un lettore oltre il Grande Firewall

mercoledì, novembre 3rd, 2010

Kindle, l’e-book reader di Amazon, permette di aggirare i filtri della censura

Nella guerra dei lettori di libri elettronici il Kindle è decisamente meglio dell’iPad. Almeno in Cina.
La terza generazione dell’e-book reader griffato Amazon ha infatti il potere di bypassare la censura e di accedere a siti – come Twitter e Facebook – normalmente bloccati oltre Muraglia.

C’è una spiegazione tecnica e una di mercato.
Tecnicamente, la versione 3G del Kindle usa una connessione Gsm ad alta velocità che le permette di collegarsi a un server fuori dalla Cina, il quale le fa da proxy: fa cioè un lavoro di interposizione tra il Kindle stesso e i siti proibiti. Bypassa così totalmente il blocco degli Isp (i fornitori di accesso a internet) messo in atto dalla censura cinese e fa accedere direttamente a quelli stranieri. Nel “percorso” in terra cinese, il segnale viaggia sulla rete dei provider locali che già hanno un accordo con la statunitense AT&T, la telecom che offre al Kindle la copertura anche negli Usa. In Cina, la rete AT&T non funziona ovunque, ma quasi dappertutto nelle maggiori città.

Chiaramente – e siamo alla spiegazione di mercato - se un device del genere fosse apertamente venduto in Cina, dovrebbe sottostare alle leggi locali e applicare i filtri. Tuttavia il Kindle gode della strana condizione di non essere né ufficialmente commercializzato, né formalmente vietato. Nel suo caso, si parla di “mercato grigio” – a differenza di mercato nero – per cui viene importato da compagnie con sede legale fuori dalla Cina continentale – per esempio a Hong Kong – e poi introdotto sul mercato. E’ disponibile anche sui siti di aste online, come Taobao. Il costo è compreso tra i milleduecento e i cinquemila yuan (180-525 dollari Usa).

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