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Il Dragone e lo sceicco

mercoledì, maggio 4th, 2011

I commenti cinesi alla morte di Osama bin Laden: un fantasma si aggira per il Celeste Impero

Divisa per linee verticali e orizzontali. Così appare la Cina di fronte all’annuncio dell’assassinio di Osama bin Laden da parte delle forze speciali Usa.
A livello ufficiale, l’iniziale plauso per la liquidazione dello “sceicco del terrore” si è accompagnato da subito a precisazioni significative.

Quando la notizia dell’azione dei Navy Seals è giunta a Pechino, China Daily è uscito immediatamente con un editoriale in cui si ricordava che “molti Paesi” sono nel mirino del terrorismo e hanno dovuto subirne le azioni. Il riferimento è allo Xinjiang cinese e all’Movimento Islamico del Turkestan Orientale (Doğu Türkistan İslâm Hareketi), che fu iscritto su indicazione di Pechino, all’indomani dell’11 settembre, nella lista delle organizzazioni terroristiche internazionalistilata dall’Onu e riconosciuta, fra gli altri, dagli stessi Usa e dal Pakistan.
Tuttavia – riconosce China Daily – terrorismo ed estremismo “sono radicati nell’ingiustizia e nella diseguaglianza dell’ordine economico e politico mondiale. Non c’è bisogno di dire che gli sforzi per combattere il terrorismo devono prende di mira anche queste cause originarie“. Sono quindi necessari “un’impegno più forte, un consenso più ampio e più cooperazione internazionale“.
Dietro il commento c’è l’agenda politica di Pechino: Xinjiang (e quindi Tibet) sono cinesi, chi non li ritiene tali appoggia il terrorismo; la battaglia comune contro il terrore deve passare per una ridistribuzione delle risorse e una ridefinizione delle responsabilità a livello internazionale; la Cina è un partner alla pari, non un parvenu da tenere costantemente sotto esame.

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Il Grande Timoniere fa ancora discutere

martedì, luglio 6th, 2010

Demaoizzazione nel nome di Mao, ovvero giustificare il presente attraverso la storia. Ma il gruppo dirigente non è unito

Il Dragone turbocapitalista deve fare i conti con le forti diseguaglianze sociali e così il fantasma di Mao Zedong salta fuori dallo sgabuzzino.
Un articolo del quotidiano in lingua inglese China Daily del primo luglio riconosce l’esistenza del problema:
la prosperità economica “ha creato anche problemi sociali di diseguaglianza e crescenti differenze di reddito, inducendo sempre più persone a rimpiangere i ‘bei vecchi tempi’ del presidente Mao.”

Il compito di trovare il giusto mezzo tra Mao “grande leader” e “capo autoritario” è dunque lasciato allo storico Xiao Yanzhong, che ripercorre sia gli errori del Grande Timoniere – il Grande balzo in avanti (1958-60), la Rivoluzione culturale (1966-76) – sia i successi: la costituzione della Repubblica Popolare (1949), la nomina di successori che garantissero riforme a lui postume e l’idea di una “rivoluzione permanente” che attraverso la mobilitazione delle masse impedisse al potere – rappresentato da funzionari di partito e intellettuali – di sclerotizzarsi.

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