Posts Tagged ‘cina’

Xinhua fa 80

mercoledì, novembre 9th, 2011

L’agenzia di stampa ufficiale “Nuova Cina” celebra i suoi 80 anni di vita e si lancia alla conquista dell’infosfera. Una nuova al Jazeera si aggira per il mondo? Ecco il mio articolo su PeaceReporter.

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Parolina magica

martedì, novembre 1st, 2011

Cronaca e commento scritti dal sottoscritto e da Simone Pieranni sugli incidenti di Huzhou sono stati ripresi qua e là, sia in Italia sia all’estero.
Per fare qualche esempio, oltre al “suo” Chinafiles (dove sono comparsi in un unico pezzo) e al “mio” PeaceReporter (dove sono stati pubblicati separati: la sua cronaca e il mio commento), sono stati segnalati da Internazionale, e pubblicati da Megachip e dallo spagnolo Rebelion.org, mentre Benedetto Vecchi del manifesto ci ha regalato un commento su Facebook.

Il tipico pezzo “fortunato” dunque, però noi siamo convinti che la parolina magica “indignati” abbia contribuito parecchio. Noi non l’abbiamo usata per ragioni di marketing – di “indignazione” aveva parlato il South China Morning Post – e soprattutto volevamo sottolineare il nesso tra le ragioni degli studenti spagnoli, giusto per fare un esempio, e quelle dei produttori cinesi.

Tuttavia, questo fatto rivela a mio avviso uno dei tic più comuni dell’informazione: quello di cercare più l’analogia che la differenza, il simile che il dissimile, il vicino che il lontano.
Un bel problema, se si desidera raccontare la complessità del mondo e se si ritiene che la biodiversità sia più importante dei valori universali (che sono sempre proiezioni di interessi particolari).
E allora non resta forse che giocarci, con le analogie, facendo emergere invece tutte le differenze.

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“Perché la Francia è ancora lì?”

mercoledì, ottobre 26th, 2011

La mia amica Xiaojing è una cinese colta, evoluta, cosmopolita, che ha viaggiato in tutto il mondo. Dopo essere stata in Francia, Svizzera e Germania, ha scelto di tornare a vivere a Pechino per cogliere le opportunità del boom in corso nel suo Paese.
L’altro giorno mi ha fatto cadere la mascella con questa domanda: “Ho visto che i francesi sono antipatici a tutti gli europei che gli stanno attorno. Ma allora perché la Francia è ancora lì?
Meglio articolato, il discorso suonava così: “Visto che la Francia occupa la parte migliore d’Europa [secondo lei] e che in Europa avete fatto guerre di tutti i tipi e per tutte le ragioni possibili, visto anche che i francesi non sono particolarmente amati dagli altri europei [sempre secondo lei, ma dice di averlo verificato sul campo], come è possibile che quella Francia e quei francesi siano ancora lì?”

Ho cercato di spiegarle che gli europei sono molto gelosi delle proprie terre e non è quindi scontato che un danese, per esempio, ritenga la parte d’Europa che occupa la Francia “migliore” di quella occupata dalla Danimarca. Le ho pure detto che la Francia è stata invasa dai tedeschi almeno un paio di volte, che prima ci avevano provato gli inglesi, e che perfino noi italiani abbiamo tentato di addentarne un pezzetto. Ma che alla fine è per tutti più comodo lasciare lì i francesi a governarsi, magari sotto forma di governo “amico” anche quando li hai invasi. Infine, le ho rivelato che i francesi sono abbastanza fieri e bellicosi, quindi hanno sempre creato qualche problema a chi ha cercato di conquistarli.

Di discorso in discorso siamo finiti alla nascita delle nazioni europee e ancora più su, non so come, alla fondazione delle tre religioni monoteiste e alla loro successiva evoluzione storica (ok, in base alla mia personalissima visione, e credo che qualsiasi credente si stia mettendo le mani nei capelli pensando a cosa io possa aver detto). Pensate alla facilità di far stare in un foglio A4, in forma di schemino (iconcine e freccette) tutta la storia religiosa mediterraneo-europea dall’esodo biblico fino alla suddivisione delle chiese protestanti.

Per lei, abituata a 5mila anni di Cina - intesa sia come terra, sia come civiltà, sia come unità amministrativa – e a “un solo imperatore sotto il cielo“, è stata una bella fiction piena di colpi di scena. Poi abbiamo riflettuto sul fatto che tutti gli invasori della Cina – come i mongoli e i mancesi – hanno scelto (scelto?) di diventare cinesi: punto e basta. E quindi ci è apparsa la realizzazione storica del wu wei taoista: 无为.
Agire attraverso il non agire: gli altri ti conquistano e non si rendono conto che tu stai conquistando loro.

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La morale e la bambina

martedì, ottobre 25th, 2011

Ho scritto una specie di editoriale sul caso di Yue Yue, la bambina di due anni travolta da due furgoni e ignorata da 18 passanti prima che una donna avesse finalmente pietà di lei. E’ una vicenda che sta sconvolgendo la Cina, che si interroga sulla propria umanità o, altrimenti detto, sul senso diffuso della moralità.
Il miglior pezzo che ho letto sull’argomento è però quello di Zhang Lijia sul Guardian, quindi il mio contributo uscirà su Chinafiles riveduto e corretto anche alla luce di questa ulteriore lettura (in realtà non cambio granché, amplio solo un po’).

In generale, questi eventi meritano una pausa di riflessione e di documentazione prima di mettersi a scrivere o di “vomitare fuori” la notizia dura e pura. La domanda è: cosa ci interessa di più? Additare per ‘ennesima volta la Cina di mostruosità&stranezza (la serie “china freaks” sempre in voga), o cercare di capire, osservare come la Cina giudica (e trasforma) se stessa? Io scelgo la seconda.

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Steve Jobs e la Cina

mercoledì, ottobre 19th, 2011

Così amato che anticipano i suoi prodotti e perfino la sua biografia creandone versioni fake. Ma perché il fu Steve Jobs piace così tanto ai cinesi? Ho provato a dire la mia su PeaceReporter e Chinafiles.

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