Corea del Nord, l’ambientalista scomoda
giovedì, marzo 10th, 2011
Pyongyang vuole partecipare al meccanismo dei crediti carbonio: meno Co2 in cambio di risorse economiche
Soldi per non inquinare. È la logica del sistema di scambio delle emissioni – o cap-and-trade – secondo cui chi manda in circolo meno Co2 può “vendere” le proprie quote risparmiate a chi invece sfora il limite. Così, secondo gli adepti del mercato come ricetta buona a tutto, la “mano invisibile” salverebbe il pianeta.
La faccenda si complica quando nel “giro” vuole entrarci anche qualche partner imbarazzante, in questo caso la Corea del Nord.
Pyongyang ritiene infatti di avere diritto a ottenere crediti carbonio grazie all’energia “pulita” prodotta dalle proprie centrali idroelettriche ed equivalente a sette-otto megawatt l’anno. Ha incaricato la tedesca Hanns Seidel Foundation – una Ong legata alla Unione Cristiano-Sociale di Baviera – di sottoporre la propria istanza alle Nazioni Unite, istituzione competente per la concessione dei crediti: soldi in cambio di Co2 risparmiata e centrali nordcoreane iscritte d’ufficio al Clean Development Mechanism (Cdm). Data la capacità degli impianti, si parla di milioni di euro all’anno.
È inutile sottolineare che il flusso di denaro fresco sarebbe vitale per un Paese alla fame, periodicamente afflitto dalla carestia, in grado di sostenere un programma nucleare ma non di nutrire i propri cittadini.
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