Giappone, economia del disastro: l’effetto farfalla
domenica, marzo 13th, 2011
Ricadute locali e globali del terremoto-maremoto: possibile impatto sui prezzi alimentari a livello planetario
Venerdì scorso, la scossa di 8.9 gradi Richter che ha devastato il nordest del Giappone ha fatto ondeggiare i grattacieli di Tokyo pochi attimi prima che la borsa chiudesse, condizionandone comunque la performance. Certo, l’indice Nikkei sui futuresha perso tre punti, ma nonostante non si sapesse ancora dello tsunami, il settore delle costruzioni già faceva un bel balzo in alto, con le azioni di alcune compagnie edili delle aree più colpite che registravano fino a più trenta per cento.
Quando Tokyo ha chiuso e le notizie provenienti dal Sol Levante si sono diffuse nel mondo, le borse hanno cominciato a comportarsi schizofrenicamente, con Wall Street, buona ultima per questioni di fuso orario, che registrava addirittura una rivalutazione dello yen. La ragione?Capitali giapponesi – cioè yen, appunto – che tornano a casa per la ricostruzione.
E tanto per complicare il quadro complessivo, il prezzo del petrolio è sceso su tutti i mercati mentre quello del gas è salito. Per il primo si teme una battuta d’arresto dell’economia delGiappone, terzo consumatore mondiale; nel caso del secondo, al contrario, si prevede che il Sol Levante ne utilizzerà di più per sopperire alla probabile riduzione di energia nucleare disponibile.
L’imprevedibile e cinico andamento delle borse rivela però almeno due verità.
Primo: economia di carta (leggi “finanza“) ed economia reale sono interlacciateattraverso mille nessi imperscrutabili ai più.
Secondo: il disastro umano e sociale dell’accoppiata terremoto-maremoto potrebbe avere esiti imprevedibili, sul medio-lungo periodo, per l’annaspante economia giapponese e per quella planetaria tutta.
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