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	<title>Chen Ying &#187; g2</title>
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	<description>Milano-Pechino, Cina-Europa-Mondo: fatti, parole, immagini</description>
	<lastBuildDate>Sun, 18 Dec 2011 09:32:40 +0000</lastBuildDate>
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			<item>
		<title>Cina-Usa, la tensione sta già scendendo</title>
		<link>http://www.chen-ying.net/blog/2010/02/08/cina-usa-tensione-sisci/</link>
		<comments>http://www.chen-ying.net/blog/2010/02/08/cina-usa-tensione-sisci/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 16:48:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chen Ying</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parla Francesco Sici: &#8220;I tempi elettorali americani non coincidono con i tempi lunghi cinesi&#8221;

Cina e Stati Uniti, il G2 del nuovo ordine mondiale, sembrano ai ferri corti sui temi della libertà di comunicazione, dei diritti umani e delle urgenze in politica estera. Sullo sfondo, tensioni finanziarie e commerciali.
Francesco Sisci, esperto di Cina  e inviato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Parla Francesco Sici: &#8220;I tempi elettorali americani non coincidono con i tempi lunghi cinesi&#8221;</strong></p>
<p><strong><a href="http://it.peacereporter.net/articolo/20151/Cina-Usa%2C+la+tensione+sta+gi%E0+scendendo" target="_blank"><img class="alignnone" src="http://farm3.static.flickr.com/2771/4340416805_ff672fe926_o.jpg" alt="" width="450" height="315" /></a></strong></p>
<p><strong>Cina </strong>e <strong>Stati Uniti</strong>, il <strong>G2</strong> del nuovo ordine mondiale, sembrano ai ferri corti sui temi della libertà di comunicazione, dei diritti umani e delle urgenze in politica estera. Sullo sfondo, tensioni finanziarie e commerciali.<br />
<a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_blog=98" target="_blank"><strong>Francesco Sisci</strong></a>, esperto di Cina  e inviato de <em>La Stampa</em> a Pechino, spiega perché lui intravede già un <strong>riavvicinamento tra i due Paesi</strong>. I problemi tuttavia non mancano. Alla radice, interessi geopolitici, economici e un diverso modo di intendere i tempi della politica e della diplomazia.</p>
<ul>
<li><strong>Dall&#8217;inizio dell&#8217;anno la temperatura dello scontro tra Cina e Usa si è fatta improvvisamente alta. Proprio quando sembrava si andasse inevitabilmente verso un G2 di fatto. Lei però ritiene che le cose vadano già meglio. Perché?</strong></li>
</ul>
<p>La febbre si sta abbassando, diciamo che siamo attorno ai 38, 39°. Il punto è che <strong>uno scontro duro è insostenibile</strong>. Non conviene a nessuno, perché le due economie sono troppo interlacciate. Per la <strong>Cina</strong> significherebbe <strong>perdere le proprie riserve monetarie</strong>; per l&#8217;<strong>America</strong>, perdere <strong>l&#8217;unica economia disposta a comprarle il debito</strong>.<br />
Sicuramente però gli Usa provano un <strong>sentimento di fiducia tradita</strong>. L&#8217;amministrazione Obama ha passato il primo anno scommettendo sulla Cina e ratificando l&#8217;<strong>idea di G2</strong>. La Cina doveva darle in cambio <strong>l&#8217;accordo a Copenaghen</strong> sul clima, aiuto con la <strong>Corea del Nord</strong>, L&#8217;<strong>Iran</strong>, l&#8217;<strong>Afghanistan</strong>, e la <strong>rivalutazione dello Yuan-Renminbi</strong>. Su questi dossier, Obama non ha ottenuto <strong>praticamente nulla</strong>.<br />
L&#8217;aiuto è arrivato in un <strong>altro settore</strong>: la Cina ha continuato a<strong> comprare bond del Tesoro</strong> Usa. Le riserve cinesi hanno superato i <strong>2.400 miliardi di dollari</strong>, la maggior parte dei nouovi bond (<strong>300 miliardi</strong>) sono americani.<br />
Poi c&#8217;è l&#8217;aiuto industriale: la Cina ha commissionato all&#8217;America molte attrezzature per il risparmio energetico. Però l&#8217;impatto economico arriverà lentamente e Obama ha scadenze elettorali.<br />
Sui temi di <strong>politica estera</strong> &#8211; per ragioni di tradizione culturale e interesse geopolitico &#8211; la Cina è restia a interventi immediati e preferisce le <strong>pressioni dietro le quinte</strong>. Ma, per l&#8217;America, ciò che non si vede, <strong>non è spendibile elettoralmente</strong>.</p>
<ul>
<li><strong>Facciamo una ricostruzione dei momenti salienti di questa crisi. </strong></li>
</ul>
<p>Prima c&#8217;è stata la <strong>delusione per la Conferenza Onu sul clima di <a href="http://www.chen-ying.net/blog/2009/12/20/il-bicchiere-di-copenaghen/" target="_blank">Copenaghen</a></strong>.<br />
Poi ci sono stati due episodi che hanno aumentato la tensione: la <strong>condanna del dissidente Liu Xiaobo</strong>, il giorno di Natale, e la <strong>condanna a morte del narcotrafficante di passaporto britannico Akmal Shaikh</strong>, il 28 dicembre. La Cina ha sottovalutato l&#8217;effetto moltiplicatore di questi due casi.<br />
A quel punto, credo che negli Usa sia scattato il semaforo verde per lo<strong> <a href="http://www.chen-ying.net/blog/2010/01/13/google-vs-china/" target="_blank">scandalo Google</a></strong>, che in realtà bolliva in pentola da mesi.<br />
La vicenda ha tre aspetti. Uno riguarda la <strong>libertà di comunicazione</strong>, che in Cina non c&#8217;è, ma lo si sapeva anche prima. E Google aveva già accettato di operare in Cina sotto censura.<br />
Poi c&#8217;è un problema di <strong>sicurezza</strong>. I cinesi entrano nei siti e nella posta altrui, ma questo lo fanno tutti i governi seri, anche quello americano. E&#8217; ovvio che, da utente, uno si fida più di un governo democratico &#8211; che ha dei limiti visibili &#8211; che di uno autoritario.<br />
Infine c&#8217;è<strong> il problema commerciale</strong>. Google ha una posizione minoritaria sul mercato cinese, diversamente che nel resto del mondo.<br />
L&#8217;elemento chiave è però la <strong>politica interna americana</strong>: il 19 gennaio c&#8217;è la <strong>sconfitta elettorale in Massachusetts</strong>; il <strong>discorso di Hillary Clinton sulla libertà di internet</strong> è del 21 gennaio.<br />
I cinesi l&#8217;hanno vissuto come un <strong>fulmine a ciel sereno</strong> perché non avevano capito che nei rapporti bilaterali bisogna considerare anche il problema della politica interna Usa. Tra l&#8217;altro, mentre Obama perdeva elettori a destra e sinistra, anche i cinesi si sono trovati in <strong>difficoltà</strong>: a <strong>Copenaghen si sono sentiti traditi</strong>.<br />
Pensavano: annunciamo che <strong>abbattiamo unilateralmente le emissioni del 40%</strong>. Inoltre <strong>non chiediamo soldi</strong> per farlo. Credevano che questo li avrebbe messi in buona luce ed esentati dal controllo internazionale. Invece c&#8217;è stato lo scontro sul <strong>monitoraggio internazionale</strong> che per la Cina è un intrusione. Lì c&#8217;è stato l&#8217;inizio dello scollamento.</p>
<ul>
<li><strong>Quali sono invece le potenziali tappe di un riavvicinamento?</strong></li>
</ul>
<p>A questo punto la <strong>Cina </strong>ha capito che <strong>deve portare qualcosa al tavolo di Obama</strong>. Il primo dossier potrebbe essere la <strong>Corea del Nord</strong>. <strong><br />
Wang Jiarui</strong>, capo del dipartimento Affari Internazionali, è partito per Pyongyang e dovrebbe tornare con la disponibilità di Kim Yong-Il a riprendere i colloqui a sei sul disarmo.<br />
Il tono del portavoce del Ministero degli Esteri cinese <strong>Ma Zhaoxu</strong> è tornato nel frattempo molto misurato anche perché nel frattempo l&#8217;America ha rincarato la dose con la faccenda della <a href="http://www.chen-ying.net/blog/2010/01/30/usa-vendita-armi-taiwan/" target="_blank"><strong>vendita delle armi a Taiwan</strong></a> e la questione del <strong>Dalai Lama</strong>.<br />
La Cina si sta affrettando a produrre qualche risultato tangibile. Se questo accade, il rapporto tra Usa e Cina potrebbe uscire rafforzato e, a ben pensarci, la Cina sarebbe forse l&#8217;unico paese ad avere offerto qualcosa di realmente concreto agli Stati Uniti.<br />
Ci sono <strong>due appuntamenti da tenere d&#8217;occhio</strong>: Il <strong>viaggio in Cina </strong>del segretario della Difesa Usa <strong>Robert Gates</strong>, previsto tra febbraio e marzo. Non è chiaro se sia stato cancellato o no. Poi c&#8217;è il <strong>vertice di Washington sul disarmo nucleare </strong>ad aprile: bisogna vedere se <strong>Hu Jintao</strong> ci andrà.<br />
Si capirà tutto nelle prossime settimane.<br />
Di sicuro c&#8217;è che <strong>la diplomazia cinese sta lavorando</strong> a pieno regime. Lo dimostra tra l&#8217;altro il <strong>rilascio </strong>da parte della Corea del Nord dell&#8217;attivista americano, il missionario <strong>Robert Park</strong>, che si era introdotto clandestinamente nel paese a Natale.</p>
<ul>
<li><strong>Nel rapporto tra i due paesi, ci sono due punti che per il futuro della Cina mi sembrano più importanti di altri: la <a href="http://www.chen-ying.net/blog/2010/01/18/dollaro-yuan-euro/" target="_blank">rivalutazione del Renminbi</a> e il <a href="http://www.chen-ying.net/blog/2010/01/19/tecnologie-verdi-commercio/" target="_blank">trasferimento di tecnologie verdi</a>.</strong></li>
</ul>
<p>Su entrambi i punti <strong>non c&#8217;è disaccordo</strong>. La Cina ha già detto che <strong>rivaluterà la moneta</strong>, probabilmente del <strong>10 per cento</strong> entro la fine di quest&#8217;anno e poi ancora in seguito.<br />
Il problema è: <strong>quando farlo?</strong> Per Obama è un problema elettorale, per la Cina di economia interna. Significa <strong>svalutazione delle riserve</strong>, <strong>penalizzazione dell&#8217;export</strong> e <strong>arrivo di fondi speculativi</strong> che Pechino proprio non vorrebbe. Quindi la Cina sta cercando di capire quando rivalutare. Intanto sposta la data sempre un po&#8217; più in là.<br />
Sull&#8217;altro tema, l&#8217;<strong>America </strong>ha ormai abbassato il livello di guardia e <strong>accettato di trasferire tecnologie duali</strong> (<em>che hanno un&#8217;applicazione sia civile sia militare, ndr</em>). C&#8217;è ovviamente il <strong>nucleare</strong>. E&#8217; inoltre già stato firmato un <strong>contratto da 10 miliardi</strong> di dollari per un <strong>impianto solare avanzato</strong>. Poi <strong>turbine</strong>,<strong> impianti eolici</strong>.<br />
Ma il punto è che si parla di <strong>grandi complessi industriali</strong>: la Cina costruirà <strong>30 nuove centrali atomiche</strong>, ma <strong>ci vogliono vent&#8217;anni</strong> per farne una. Dal momento in cui si firmano i contratti a quando l&#8217;economia americana ne vedrà gli effetti, ci vorrà del tempo. Di nuovo, per Obama è un problema di <strong>scadenze elettorali</strong>.<br />
Per la Cina è tuttavia più interessante comprare tecnologie dall&#8217;America, piuttosto che da altri, anche per ragioni politiche.</p>
<ul>
<li><strong>In che cosa Usa e Cina faticano a capirsi?</strong></li>
</ul>
<p>Ci sono profonde <strong>differenze culturali</strong> e paradossalmente più i due paesi si avvicinano, più le differenze vengono a galla.<br />
Ma il problema è soprattutto di <strong>tempi</strong>, per cui le agende di Cina e Usa sono diverse.<br />
<strong>Il tempo americano è elettorale</strong>, è stretto, anche perché c&#8217;è la stampa che ti mette sotto pressione ogni giorno.<br />
<strong>Il tempo cinese è molto più lungo</strong>. Un presidente sta al potere dieci anni e &#8211; anche se i risultati in politica estera sono importanti anche per lui &#8211; non ha scadenze elettorali.<br />
Questi tempi diversi creano condizionamenti folli. Su alcune questioni internazionali ci vogliono tempi lunghi, allora i cinesi tendono a porle fuori dall&#8217;agenda principale: l&#8217;<strong>Africa</strong>, l&#8217;<strong>America latina</strong>. Ma alcuni dossier &#8211; <strong>Afghanistan</strong>, <strong>Iran</strong>, <strong>Corea del Nord</strong> &#8211; sono al centro dell&#8217;attenzione e l&#8217;America chiede risultati immediati.</p>
<ul>
<li><strong>N</strong><strong>el dossier <a href="http://www.chen-ying.net/blog/2009/10/06/afghanistan-la-cina-dice-la-sua/" target="_blank">Afghanistan</a> che c&#8217;entra la Cina?</strong></li>
</ul>
<p>I <strong>cinesi </strong>sono <strong>proprietari di concessioni minerarie</strong> in Afghanistan. Come mai? Perché nessun altro voleva prenderle. La <strong>sicurezza </strong>di questi siti è garantita da <strong>esercito afghano e Nato</strong> che ora chiedono alla Cina una collaborazione.<br />
Non solo. L&#8217;America ha chiesto alla Cina di <strong>sfruttare il suo accesso all&#8217;Afghanistan attraverso lo Xinjiang</strong>, una vecchia strada che fu già utilizzata dagli Usa per rifornire i mujaheddin <strong>durante la guerra contro l&#8217;Urss</strong>. Allora i rifornimenti arrivavano soprattutto dal Pakistan ma, storia poco nota, <strong>anche dalla Cina</strong>. Quindi la Cina c&#8217;è già in qualche modo implicata.</p>
<ul>
<li><strong>Qual è il sentimento diffuso nella società cinese verso l&#8217;America di Obama?</strong></li>
</ul>
<p>Oggi discutevo con un imprenditore cinese che mi diceva: &#8220;<strong>Ma perché gli americani ci danno così fastidio sul nulla?</strong>&#8221;<br />
L&#8217;uomo della strada se ne frega del dissidente <strong>Liu Xiaobo</strong>.<br />
Sull&#8217;<strong>esecuzione di Shaikh</strong> è d&#8217;accordo con la condanna. Dice: &#8220;C&#8217;è la pena di morte per traffico di droga, la applicano con noi, perché non dovrebbero applicarla con uno straniero?&#8221;.<br />
Su <strong>Copenaghen </strong>i cinesi sono d&#8217;accordo con il loro governo e su <strong>Google </strong>sono generalmente utenti di <strong>Baidu</strong>. Sanno che il governo entra nelle mail, ma non si fidano di altri governi più che del loro. Noi occidentali siamo più portati a schierarci con Google, loro sono <strong>scettici nei confronti di tutti</strong>.<br />
Le <strong>armi a Taiwan</strong> e il <strong>Dalai Lama</strong> sono invece argomenti che <strong>infiammano il sentimento nazional-patriottico</strong> della Cina.<br />
Il concetto è: &#8220;Gli americani sono stupidi a crearci sempre problemi. Sai che c&#8217;è? Tu vendi armi a Taiwan e io le vendo all&#8217;Iran&#8221;.<br />
Quindi in realtà <strong>il governo è più disposto a mediare</strong>, guarda più sul lungo termine, rispetto a un&#8217;opinione pubblica già abbastanza infervorata.</p>
<p><em><strong>Questo articolo compare anche su <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/20151/Cina-Usa%2C+la+tensione+sta+gi%E0+scendendo" target="_blank">PeaceReporter</a></strong></em></p>
<p><strong>Vedi anche:</strong></p>
<ul>
<li><strong><a href="http://www.chen-ying.net/blog/2010/02/08/cina-usa-tensioni/" target="_blank"><em>Cina-Usa: il dossier delle tensioni</em></a><br />
</strong></li>
<li><strong><a href="http://www.chen-ying.net/blog/2010/02/05/europa-crisi-iberica/" target="_blank"><em>L’Europa ansima al cospetto del G2</em></a><br />
</strong></li>
<li><strong><a href="http://www.chen-ying.net/blog/2010/01/30/usa-vendita-armi-taiwan/" target="_blank"><em>Armi Usa per Taiwan</em></a></strong></li>
<li><strong><em><a href="http://www.chen-ying.net/blog/2010/01/21/sorpasso-cina-giappone/" target="_blank">Il sorpasso Cina-Giappone</a><br />
</em></strong></li>
<li> <a href="http://www.chen-ying.net/blog/2010/01/24/cina-internet-egemonia-usa/" target="_blank"><strong><em>Il cyber-Dragone e l’egemonia Usa</em></strong></a></li>
<li><strong><a href="http://www.chen-ying.net/blog/2010/01/14/ancora-su-cina-e-google/" target="_blank"><em>Ancora su Cina e Google</em></a><br />
</strong></li>
<li><strong><a href="http://www.chen-ying.net/blog/2010/01/13/google-vs-china/" target="_blank"><em>Google vs China</em></a></strong></li>
<li><strong><a href="http://www.chen-ying.net/blog/2010/01/19/tecnologie-verdi-commercio/" target="_blank"><em>Tecnologie verdi e commercio diseguale</em></a></strong></li>
<li><strong><em><a href="http://www.chen-ying.net/blog/2010/01/18/dollaro-yuan-euro/" target="_blank">Tra dollaro e yuan ci rimette l’euro</a><br />
</em></strong></li>
<li><strong><a href="http://www.chen-ying.net/blog/2010/01/21/2010/01/07/tecniche-monetarie-e-salari-industriali/" target="_blank"><em>Tecniche monetarie e salari industriali</em></a><br />
</strong></li>
<li><a href="http://www.chen-ying.net/blog/2010/01/21/2009/12/29/paul-krugman-e-il-renminbi/" target="_blank"><strong><em>Paul Krugman e il Renminbi </em></strong></a></li>
<li><strong><em><a href="http://www.chen-ying.net/blog/2009/12/20/il-bicchiere-di-copenaghen/" target="_blank">Il bicchiere di Copenaghen</a></em></strong></li>
<li><strong><em><a href="http://www.chen-ying.net/blog/2009/12/18/giustizia-vs-necessita/" target="_blank">Giustizia vs necessità</a><br />
</em></strong></li>
<li><strong><em><a href="http://www.chen-ying.net/blog/2009/11/19/pepe-il-cinese/" target="_blank">Pepe il cinese</a></em></strong></li>
<li><a href="http://www.chen-ying.net/blog/?p=583" target="_blank"><strong><em>Accordo sul clima, quanto sarebbe costato?</em></strong></a></li>
<li><a href="http://www.chen-ying.net/blog/?p=564" target="_blank"><strong><em>Nobel a Obama, prime reazioni cinesi</em></strong></a></li>
<li><a href="http://www.chen-ying.net/blog/?p=454" target="_blank"><strong><em>Obama vs Cina</em></strong></a></li>
<li><strong><em><a href="http://www.chen-ying.net/blog/?p=415" target="_blank"><strong><em>Obama e la Cina</em></strong></a></em></strong></li>
<li><a href="http://www.chen-ying.net/blog/?p=560" target="_blank"><strong><em>Afghanistan, la Cina dice la sua</em></strong></a></li>
<li><a href="http://www.chen-ying.net/blog/?p=559" target="_blank"><strong><em>The day after</em></strong></a></li>
<li><strong><em><a href="http://www.chen-ying.net/blog/?p=541" target="_blank">Difesa trasparente</a></em></strong></li>
<li><a href="http://www.chen-ying.net/blog/?p=497" target="_blank"><strong><em>Peacekeeping </em></strong></a></li>
<li><a href="http://www.chen-ying.net/blog/?p=492" target="_blank"><strong><em>Soft power</em></strong></a></li>
</ul>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.chen-ying.net%2Fblog%2F2010%2F02%2F08%2Fcina-usa-tensione-sisci%2F&amp;title=Cina-Usa%2C%20la%20tensione%20sta%20gi%C3%A0%20scendendo" id="wpa2a_2"><img src="http://www.chen-ying.net/blog/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Europa ansima al cospetto del G2</title>
		<link>http://www.chen-ying.net/blog/2010/02/05/europa-crisi-iberica/</link>
		<comments>http://www.chen-ying.net/blog/2010/02/05/europa-crisi-iberica/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 11:38:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chen Ying</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Madrid -5,94%, Lisbona -4,98%, lo chiameranno crac iberico.
Da alcuni giorni, analisti e osservatori erano preoccupati per il crescente debito pubblico di Spagna e Portogallo, memori anche del precedente default greco.
L&#8217;ondata di pessimismo ha fatto crollare i listini
Nella serata di ieri, anche Wall Street ha chiuso in picchiata in un clima depresso per le condizioni dell`economia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://farm5.static.flickr.com/4051/4331686351_254c1eed9b_o.jpg" alt="" width="450" height="301" /></p>
<p><strong>Madrid -5,94%</strong>, <strong><a href="http://finanza.economia.virgilio.it/borsa-estere/borsa-lisbona.html" target="_blank">Lisbona</a> -4,98%</strong>, lo chiameranno <strong>crac iberico</strong>.<br />
Da alcuni giorni, analisti e osservatori erano preoccupati per il crescente <strong>debito pubblico</strong> di <strong>Spagna </strong>e <strong>Portogallo</strong>, memori anche del precedente <a href="http://www.chen-ying.net/blog/2009/12/10/pireo-la-cina-compra-il-suo-specchio/" target="_blank"><strong>default greco</strong></a>.<br />
L&#8217;ondata di pessimismo ha fatto crollare i listini<br />
Nella serata di ieri, anche <strong>Wall Street</strong> ha chiuso in picchiata in un clima depresso per le condizioni dell`economia globale: <strong>-2,61%</strong> per il <strong><a href="http://finanza.economia.virgilio.it/borsa-estere/dow-jones-industrial-new-york.html" target="_blank">Dow Jones</a></strong>.<br />
Lì non incide solo la paura per la situazione europea, bensì forti preoccupazioni per il <strong>mercato del lavoro interno</strong>, sempre più giù.</p>
<p>Di rimbalzo il malessere è arrivato a <strong>Tokio</strong>, dove la seduta di oggi si è chusa con l&#8217;indice <strong><a href="http://finanza.economia.virgilio.it/borsa-estere/indici-eod/nikkei-225-tokyo-_WI000NKI0003.html" target="_blank">Nikkei</a> </strong>a <strong>-2,9%</strong> e &#8211; rieccoci in Europa &#8211; ora pure l&#8217;<a href="http://www.chen-ying.net/blog/2010/01/18/dollaro-yuan-euro/" target="_blank"><strong>euro è sotto attacco</strong></a>, ai minimi rispetto al dollaro.<br />
La palla è dunque tornata al primo ministro spagnolo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Luis_Rodr%C3%ADguez_Zapatero" target="_blank"><strong>José Luis Rodriguez Zapatero</strong></a> che già ieri, da Washington, aveva garantito che il <strong>debito </strong>della Spagna resta su un livello &#8220;<strong>ragionevole</strong>&#8221; e lo status &#8220;<strong>di paese solvibile è garantito</strong>&#8220;. Purtroppo l&#8217;aveva fatto al termine del &#8220;giovedì nero&#8221;, con le borse già chiuse.</p>
<p>Oggi ritorna sull&#8217;argomento: &#8220;Dopo la crisi, è venuto il momento di <strong>ripianare i conti pubblici</strong>&#8220;.</p>
<p>Darà nuova fiducia ai mercati? Comunque sia, <strong>si naviga a vista</strong>.</p>
<div class="wpv_videoc">
<div class="wpv_self"><a href="http://www.skarcha.com/wp-plugins/wpvideo/">WPvideo 1.10</a></div>
<div class="wpv_video"><object data="http://www.youtube.com/v/SlAtxUILW4E" type="application/x-shockwave-flash" width="100%" height="100%"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/SlAtxUILW4E"></param></object></div>
<div class="wpv_titleauthor"></div>
<div class="wpv_download"><a target="_blank" href="http://downthisvideo.com/?url=http://www.youtube.com/watch?v=SlAtxUILW4E">Download!</a></div>
</div>
<p>L&#8217;anno scorso il <strong>debito spagnolo</strong> è salito al <strong>55,2% del Pil </strong>e arriverà al <strong>74,3% nel 2012</strong>, mentre il <strong>deficit </strong>nel 2009 è volato all&#8217;<strong>11,4%</strong> e il governo punta a riportarlo sotto il 3% nel 2013.<br />
Ma &#8211; è proprio questo il punto &#8211; per farlo ci sarà un bagno di sangue: <strong>taglio della spesa sociale</strong> e <strong>aumento dell&#8217;età pensionabile</strong>.</p>
<p>Il problema è <strong>strutturale</strong>.<br />
Non c&#8217;è stata <a href="http://www.chen-ying.net/blog/2010/01/29/cina-davos-sistema-finanziario/" target="_blank"><strong>nessuna riforma</strong></a> del <strong>sistema finanziario internazionale</strong> e nella situazione &#8220;tutti in ordine sparso&#8221; l&#8217;Europa sembra avere il <strong>respiro corto</strong> rispetto alla <strong>ripresa </strong>che verrà (forse) e sta scontando una <strong>graduale emerginazione</strong> dai giri che contano.<br />
Le previsioni di crescita per <strong>Eurozona </strong>sono deprimenti se paragonate a quelle dei nuovi protagonisti dell&#8217;economia mondiale: il capo dei liberali al parlamento europeo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Guy_Verhofstadt" target="_blank"><strong>Guy Verhofstadt</strong></a>, citato da Repubblica, prevede per il <strong>2010 </strong>un <strong>+0.9%</strong>, insignificante rispetto al <strong>+10 cinese</strong>, al <strong>+7 indiano</strong>, al <strong>+4,8 brasiliano</strong> e perfino al <strong>+4,4% Usa</strong>.</p>
<p>&#8220;Nel <strong>2050 </strong>il <strong>G7</strong> non sarà più composto da Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Germania, Italia, Giappone e Canada, bens&#8217; da <strong>Cina</strong>, <strong>India</strong>, <strong>Brasile</strong>, <strong>Russia</strong>, <strong>Messico</strong>, <strong>Indonesia </strong>e <strong>Usa</strong>&#8220;.<br />
Tre Paesi asiatici, tre americani, uno a cavallo tra Vecchio Continente e Asia, del tutto eccentrico rispetto alla nostra &#8220;casa comune europea&#8221;.<br />
Allarmismo? Di fatto, nonostante le recenti tensioni, il nuovo ordine mondiale sembra sempre più una faccenda tra Usa e Cina: il G2.</p>
<p>Sul Wall Street Journal, <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704041504575045573110641044.html" target="_blank"><strong>un&#8217;opinione di George Gilder</strong></a> &#8211; membro del think-tank &#8220;<a href="http://www.discovery.org/" target="_blank"><strong>Discovery Institute</strong></a> &#8211; ci illusta bene in che direzione guardino gli americani:<br />
&#8220;La <strong>rivitalizzazione del capitalismo asiatico</strong> compiuta dalla Cina resta l&#8217;evento mondiale positivo più importante degli ultimi <strong>30 anni</strong>. Non solo ha liberato un miliardo di persone dalla penuria e dall&#8217;oppressione, ma ha anche trasformato la Cina da un nemico comunista degli Usa in un nuovo responsabile <strong>partner capitalista</strong>&#8220;.<em><em></em></em><em><em></em></em></p>
<p>Europa: non pervenuta.<br />
Così anche <strong>i mercati non ci credono più, all&#8217;Europa</strong>.<strong></strong></p>
<p><strong>Che fare? </strong>Tutti concordano nell&#8217;indicare la necessità di una <strong>maggiore integrazione continentale</strong>, la creazione di un&#8221;sistema Europa&#8221; che sappia rispondere coeso sia alle <strong>sollecitazioni dei mercati</strong>, <strong>sia a quelle politiche</strong>. Purtroppo nulla del genere si intravede all&#8217;orizzonte.</p>
<p><strong>Vedi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.chen-ying.net/blog/2010/01/29/cina-davos-sistema-finanziario/" target="_blank"><em><strong>Davos: riforma della finanza e proposta cinese</strong></em></a></li>
<li><a href="http://www.chen-ying.net/blog/2010/01/18/dollaro-yuan-euro/" target="_blank"><em><strong>Tra dollaro e yuan ci rimette l&#8217;euro</strong></em></a></li>
</ul>
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