L’Italia vista da Pechino
lunedì, ottobre 17th, 2011
Soprassedendo sul sabato romano, ho scritto un pezzo sui timori che l’Italia riesce a suscitare perfino in Cina.
Ecco dunque L’Italia vista da Pechino.
Cina Mondo Globalizzazione
Soprassedendo sul sabato romano, ho scritto un pezzo sui timori che l’Italia riesce a suscitare perfino in Cina.
Ecco dunque L’Italia vista da Pechino.

Seconda puntata sul tema “crisi dell’Europa al cospetto del G2“.
Segnalo un libro: “Tremonti: istruzioni per il disuso“, scritto dal Collettivo noiseFromAmeriKa: Alberto Bisin, Michele Boldrin, Sandro Brusco, Andrea Moro, e Giulio Zanella (Edizioni Ancora del Mediterraneo, 2010).
Perché lo segnalo? Beh, ma perché Tremonti, il nostro ministro dell’Economia, c’entra con la Cina, eccome.
E’ l’esempio di un’Europa che non sa fare i conti con il “secolo cinese” e di un’Italia che, presa dalle beghe interne, osserva la storia – e quasi ogni flusso d’intelligenza – scorrere a nord delle Alpi. Con la stessa espressione della famosa mucca che guarda passare il treno.
Tremonti è uno che lo perde, il treno, e lo fa perdere a tutti (almeno finché resterà ministro).
Leggere per credere il paragrafo “sindrome cinese“, che fa parte del capitolo introduttivo del libro.
[l'ho uploadato sul mio sito per isolarlo meglio, spero non ci sia problema]
In «Cina versus Italia», decimo capitolo di una sua imperdibile opera (“Rischi fatali“), Voltremont (così lo chiamano i 5 autori) vuole dimostrare come “la Cina costituisca il grande e fatale rischio che incombe sull’Italia“.
Qundi, con la Cina, non bisogna avere nulla a che fare (meno che mai commerciare).
E’ un’idea purtroppo diffusa, basata fondamentalmente su alcuni stereotipi:
Tremonti cerca di avvalorare questi luoghi comuni con numeri snocciolati senza citare le fonti, dati irrilevanti o parziali, affermazioni tra il vittimista e lo strampalato.
Gli esempi:
Leggete come il Collettivo noiseFromAmeriKa smaschera e sbeffeggia il ministro dell’Economia. Farete un passo avanti. E magari lo farete fare anche alla coscienza nazionale.
PS
Di recente, Tremonti ha parlato nientepopodimeno che di fronte alla platea della scuola del Partito comunista cinese.
L’ha fatto – cito il Sole 24Ore – “usando sapientemente tutti gli ingredienti della dialettica geopolitica che piacciono ai cinesi: il multilateralismo, la democrazia occidentale non esportabile, il principio della non ingerenza, le peculiarità del socialismo cinese, aggiungendo anche un pizzico di terzomondismo che a Pechino non guasta mai”.
Ha attaccato quelle banche che non finanziano le imprese ma speculano. Ha auspicato che il G2 diventi un G3 con l’Europa come “terza gamba” del tavolo.
Discorso interessante, ma molto tardivo.
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