Posts Tagged ‘mongolia’

Mongolia, pattumiera nucleare

giovedì, maggio 12th, 2011

Tanto spazio e giacimenti d’uranio. Ecco come Ulan Bator vorrebbe entrare nel business dell’atomo

La più grande discarica nucleare del mondo. Così potrebbe diventare laMongolia, se andasse in porto un patto segreto tra il governo di Ulan Bator, Stati UnitiGiappone, rivelato dal quotidiano di Tokyo Mainichi Shimbun.
L’accordo sarebbe stato sottoscritto prima deldisastro di Fukushima e in un’ottica di concorrenza globale.
La Russia offre già infatti a chi si incammina sulla strada dell’energia atomica un servizio “tutto completo”: tecnologie per aprire le centrali e poi attività – e soprattutto luoghi- di smaltimento delle scorie.
Anche la Francia, che di spazi ne ha meno, offre qualcosa del genere: l’unica differenza è che punta più sulle tecnologie di riciclo, con il processo Purex (plutonium and uraniumrecovery by extraction) che produce il famigerato combustibile Mox. Per il resto, esporta gran parte delle proprie scorie proprio in Russia.
Il mercato impone dunque che anche due potenze economiche (e atomiche) come Usa e Giappone diventino competitive nelle tecnologie nucleari prêt à portervendita di reattori e smaltimento delle scorie.

Ed ecco la Mongolia, cioè il Paese con la minore densità demografica al mondo dopo la Groenlandia - 1,7 abitanti per chilometro quadrato – nonché un’economia a caccia di investimenti e tecnologia. È proprio il suo spazio a essere in vendita: in cambio di tecnologie nucleari – rivela il Mainichi Shimbun – il ministero degli Esteri e del Commercio (significativa fusione di funzioni) inizia a settembre 2010 le trattative con il dipartimento dell’Energia Usa e il ministero dell’Economia giapponese per concedere come discarica nucleare l’ex base militare sovietica di Bayantal, circa 200 chilometri a sud-est di Ulan Bator.

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Ulan Bator e Colombo, l’economia di carta premia gli emergenti

giovedì, dicembre 30th, 2010

Ma il boom della borsa non corrisponde sempre a uno sviluppo reale: il caso mongolo

Se all’inizio del 2010 aveste investito una sterlina nella borsa di Ulan Bator, Mongolia, oggi ve ne trovereste in tasca quasi tre. Se invece la vostra scelta fosse caduta su Colombo, Sri Lanka, oggi di sterline ne avreste un po’ più di due. Lo riporta il britannico Independent che, in un tipico articolo di fine anno, va a caccia dei mercati finanziari più performanti della stagione trascorsa. Uno sguardo al passato che è anche un’indicazione per il futuro. Hai soldi che non sai come investire? Butta un occhio alle borse più improbabili del mondo.

Diversi i motivi del successo. La borsa di Colombo, aperta nel 1995, sembra più promettente perché più diversificata. Dopo la fine della guerra civile nel 2009, con la definitiva sconfitta dei tamil, gli investitori vi si sono precipitati facendola crescere del 129 per cento in quello stesso anno.

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Cina e Mongolia su Peacereporter di fine anno

domenica, dicembre 26th, 2010

Alcune segnalazioni.

  1. Sulla rivista PeaceReporter di dicembre (ora in libreria) c’è il mio “portfolio” fotografico sugli Tsaatan, una sorta di fotoreportage.
  2. Il reportage “Ninja, gli abusivi dell’oro” (di cui cliccando sull’immagine sopra potete vedere lo slideshow), comparso sul numero di settembre della medesima rivista, adesso è anche online. Lo trovate qui.
  3. Sul sito di PeaceReporter ci sono anche due pezzi riassuntivi di fine anno su:
    Cina, Nobel, censura, tra nervi scoperti e propaganda occidentale
    Mongolia, la difficile modernità tra miniere e natura
    Contengono i link agli articoli in cui ho sviluppato i due argomenti nel corso dell’anno. Diciamo che sono due itinerari tematici.
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Mongolia, hard discount degli umani

lunedì, novembre 15th, 2010

Povertà, disoccupazione e discriminazione di genere all’origine del traffico di persone

Un Paese in rapida trasformazione dove nuovi crimini, come la tratta degli umani, sono il prodotto di povertà e disoccupazione.
Recentemente Mongolia e Macao hanno firmato un accordo per sviluppare una collaborazione bilaterale al fine di prevenire ed eliminare il traffico, soprattutto di donne e bambini, ma il problema rimane ancora troppo sommerso.
PeaceReporter
ha intervistato la Sig.ra G. Ganbayasgah, presidente del Mongolian Gender Equality Center.

Quali soggetti sono più facilmente vittime del traffico di esseri umani?

La Mongolia è stata un paese socialista per 70 anni. Nel 1990 la rivoluzione democratica ha trasformato le condizioni politiche e socioeconomiche. Una delle maggiori conseguenze è stata la libera circolazione dei mongoli e il diritto a viaggiare all’estero. La transizione socioeconomica, che ha prodotto disoccupazione e sempre maggiore povertà, ha portato nuovi crimini come il traffico illecito di esseri umani. A causa dell’ignoranza sull’argomento, questa tipologia di crimine è poi aumentata. Le ricerche dimostrano che le vittime cadono nella trappola perché cercano opportunità di studio e lavoro, sia all’interno della Mongolia stessa sia all’estero. Così sono portate con l’inganno in Cina, Sud Corea, Malesia, Macao, Hong Kong, Turchia, Singapore, Israele, e Repubblica Ceca. Sebbene sia impossibile avere delle statistiche precise, dal 2003 il Centro ha identificato e portato assistenza a più di 300 vittime. Anche se in Mongolia esiste un articolo del Codice Penale dal 2002, soltanto due casi sono stati perseguiti. Da quando è stato fatto un emendamento (articolo 113) nel 2008, sono stati risolti circa dieci casi.

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Terre rare, intrecci abbondanti

venerdì, ottobre 22nd, 2010

Interessi strategici e un incidente diplomatico intorno alla materia prima di cui Pechino è monopolista

“Se il Medio Oriente ha il petrolio, la Cina ha le terre rare“, diceva Deng Xiaoping trent’anni fa.
Si riferiva a diciassette elementi contenuti in diversi minerali e necessari alla costruzione di una sfilza di prodotti high-tech: dagli iPod alle fibre ottiche, passando per le batterie delle auto ibride e i missili telecomandati.
Da qualche tempo sono al centro di un contenzioso tra Cina e Giappone, perché il Dragone ne detiene il novantasette per cento della produzione mondiale e ha repentinamente deciso di interromperne l’export verso il Sol Levante, lasciando all’asciutto la locale industria dell’eccellenza tecnologica.
Dietro alla vicenda delle terre rare, c’è in realtà una matassa che tiene insieme economia, politica e strategia. Un gioco di interessi incentrato sul Mar Cinese Orientale, con molti protagonisti.

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