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L’Europa ansima al cospetto del G2

venerdì, febbraio 5th, 2010

Madrid -5,94%, Lisbona -4,98%, lo chiameranno crac iberico.
Da alcuni giorni, analisti e osservatori erano preoccupati per il crescente debito pubblico di Spagna e Portogallo, memori anche del precedente default greco.
L’ondata di pessimismo ha fatto crollare i listini
Nella serata di ieri, anche Wall Street ha chiuso in picchiata in un clima depresso per le condizioni dell`economia globale: -2,61% per il Dow Jones.
Lì non incide solo la paura per la situazione europea, bensì forti preoccupazioni per il mercato del lavoro interno, sempre più giù.

Di rimbalzo il malessere è arrivato a Tokio, dove la seduta di oggi si è chusa con l’indice Nikkei a -2,9% e – rieccoci in Europa – ora pure l’euro è sotto attacco, ai minimi rispetto al dollaro.
La palla è dunque tornata al primo ministro spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero che già ieri, da Washington, aveva garantito che il debito della Spagna resta su un livello “ragionevole” e lo status “di paese solvibile è garantito“. Purtroppo l’aveva fatto al termine del “giovedì nero”, con le borse già chiuse.

Oggi ritorna sull’argomento: “Dopo la crisi, è venuto il momento di ripianare i conti pubblici“.

Darà nuova fiducia ai mercati? Comunque sia, si naviga a vista.

L’anno scorso il debito spagnolo è salito al 55,2% del Pil e arriverà al 74,3% nel 2012, mentre il deficit nel 2009 è volato all’11,4% e il governo punta a riportarlo sotto il 3% nel 2013.
Ma – è proprio questo il punto – per farlo ci sarà un bagno di sangue: taglio della spesa sociale e aumento dell’età pensionabile.

Il problema è strutturale.
Non c’è stata nessuna riforma del sistema finanziario internazionale e nella situazione “tutti in ordine sparso” l’Europa sembra avere il respiro corto rispetto alla ripresa che verrà (forse) e sta scontando una graduale emerginazione dai giri che contano.
Le previsioni di crescita per Eurozona sono deprimenti se paragonate a quelle dei nuovi protagonisti dell’economia mondiale: il capo dei liberali al parlamento europeo Guy Verhofstadt, citato da Repubblica, prevede per il 2010 un +0.9%, insignificante rispetto al +10 cinese, al +7 indiano, al +4,8 brasiliano e perfino al +4,4% Usa.

“Nel 2050 il G7 non sarà più composto da Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Germania, Italia, Giappone e Canada, bens’ da Cina, India, Brasile, Russia, Messico, Indonesia e Usa“.
Tre Paesi asiatici, tre americani, uno a cavallo tra Vecchio Continente e Asia, del tutto eccentrico rispetto alla nostra “casa comune europea”.
Allarmismo? Di fatto, nonostante le recenti tensioni, il nuovo ordine mondiale sembra sempre più una faccenda tra Usa e Cina: il G2.

Sul Wall Street Journal, un’opinione di George Gilder – membro del think-tank “Discovery Institute – ci illusta bene in che direzione guardino gli americani:
“La rivitalizzazione del capitalismo asiatico compiuta dalla Cina resta l’evento mondiale positivo più importante degli ultimi 30 anni. Non solo ha liberato un miliardo di persone dalla penuria e dall’oppressione, ma ha anche trasformato la Cina da un nemico comunista degli Usa in un nuovo responsabile partner capitalista“.

Europa: non pervenuta.
Così anche i mercati non ci credono più, all’Europa.

Che fare? Tutti concordano nell’indicare la necessità di una maggiore integrazione continentale, la creazione di un”sistema Europa” che sappia rispondere coeso sia alle sollecitazioni dei mercati, sia a quelle politiche. Purtroppo nulla del genere si intravede all’orizzonte.

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