Posts Tagged ‘siccità’

Siccità. La Cina di fronte all’emergenza ambientale

mercoledì, marzo 2nd, 2011

Il problema è anche economico e sociale. La fabbrica del mondo deve inventarsi una crescita sostenibile

La siccità che affligge le regioni settentrionali, mettendo a rischio l’intero raccolto invernale di grano e facendo crescere l’inflazione alimentare, dev’essere stato il definitivo campanello d’allarme: il global warming è una minaccia per la stessa crescita economica della Cina e, quindi, per l’armonia sociale.

Pechino corre ai ripari e cerca di riequilibrare uno sviluppo che, nonostante i progressi della ricerca cinese sulle energie alternative, viaggia ancora soprattutto a carbone. E negli ultimi dieci anni la domanda energetica della Cina è cresciuta del duecentoventi per cento, contro il venti per cento di media nel resto del mondo.

Leggi l’intero articolo su PeaceReporter

Share

Grano russo e speculazione

venerdì, agosto 6th, 2010

Siccità e carestia abbattono la produzione e fanno salire i prezzi. La finanza aumenta l’effetto rincaro

La Russia ha annunciato il blocco temporaneo delle esportazioni di grano.
In una dichiarazione all’agenzia Interfax, il Primo ministo Putin ha dichiarato che la misura si è resa necessaria a causa “delle temperature molto alte e della siccità” e che riguarderà “grano e prodotti agroalimentari derivati”.
Quello che sta affliggendo il Paese è il periodo secco più lungo degli ultimi cinquant’anni, a cui si aggiunge il danno ambientale degli incendi che hanno già distrutto oltre 712mila ettari di bosco (oltre 2500 chilometri quadrati), con il corollario di almeno 50 morti.

E così, secondo stime ufficiali, la produzione russa passerà quest’anno dai consueti 90 milioni di di tonnellate a 70-75 milioni, determinando un aumento dell’inflazione 2010 fino a 7-7,5 punti percentuali contro i 6,3 previsti.
Ma il calo dell’export russo ha forti ricadute anche sui mercati internazionali.
A luglio si è già registrato un aumento del prezzo del grano del 40 per cento; a breve anche per le decisioni annunciate da Putin, si prevede un’ulteriore balzo in alto.
Soffrono soprattutto i Paesi che dipendono dall’import per nutrirsi.
L’Egitto, il maggiore importatore di grano al mondo, ha appena acquistato 180mila tonnellate di grano russo al prezzo di 270 dollari alla tonnellata. Il 31 luglio costava 238 dollari.
A livello globale, gli analisti prevedono un rincaro di tutti i prodotti alimentari da qui a fine anno.

Leggi l’intero articolo su PeaceReporter

Vedi anche:

Share

L’imprevedibilità del monsone

martedì, aprile 27th, 2010

Le autorità cinesi hanno un passato e un presente di estrema attenzione al clima. Posto che tutte le dinastie sono crollate in concomitanza di eventi naturali catastrofici, il dissesto ambientale è uno dei lati oscuri della luminosa crescita cinese. Condiziona un’equa redistribuzione dei benefici e destabilizza il potere politico.

Ora arriva la conferma dei timori: nascita e crollo degli imperi sono legati al clima. Soprattutto in Asia.
Lo dimostra uno studio pubblicato su Science, che analizza i quattro maggiori periodi di siccità vissuti dal continente nell’ultimo millennio e li mette in relazione alla fine di imperi, come quello Khmer, o di dinastie, come i Ming.

E’ una ricerca durata 15 anni, basata sulla dendrocronologia: lo studio dei cerchi (anelli di accrescimento) degli alberi. Studiando oltre 300 foreste dalla Siberia all’Australia e dal Pakistan al Giappone, i ricercatori hanno evidenziato le quattro grandi siccità asiatiche.

La prima risale ai secoli XIV e XV: l’evento si protrasse dapprima dal 1340 al 1360 e quindi dal 1400 al 1420, intervallato da 40 anni di violente piogge monsoniche. Delle quattro siccità, questa è considerata la più violenta.
In parallelo crollò l’Impero Khmer. Le ragioni? Soprattutto il collasso del sistema di canali intorno ad Angkor, da cui dipendevano sia la coltivazione del riso, sia i trasporti e il commercio.

Nel triennio 1638-1641 fu la Cina nord-orientale – Pechino compresa – ad essere colpita da una fortissima siccità.
Fu l’epilogo di un ventennio instabile, cominciato nel 1620, contraddistinto da un iniziale abbassamento delle temperature e da successive inondazioni.
Puntualmente nel 1644 crollò la dinastia Ming, che aveva ormai perduto il “mandato del cielo” (la capacità di regolare l’equilibrio naturale) e che fu spodestata dalla dinastia Qing, l’ultima.

Fra il 1756 e il 1768 il Sud Est asiatico fu colpito da una siccità che interessò anche l’America e l’Europa, seguita poi a breve distanza da quella del 1790-96. Molti storici mettono in correlazione questo duplice evento con la Rivoluzione Francese.

L’ultimo evento è la “grande sete” che colpì buona parte dell’area tropicale dal 1868 al 1878, causando una carestia che provocò la morte di almeno 30 milioni di persone soprattutto in India, ma anche in Cina e Indonesia.
La nascita del movimento nazionalista indiano va inserita tra le conseguenze della malagestione dell’emergenza da parte del Raj Britannico.
Quanto alla Cina, dominata all’epoca dalle potenze straniere, l’evento si inserisce in quella catena di disastri che culminò nell’inondazione del fiume Giallo del 1898. Ne scaturì la rivolta dei Boxer e la definitiva destabilizzazione della dinastia, che crollò nel 1911.

Il coordinatore della ricerca, Edward Cook, parla di imprevedibilità del monsone: “I modelli climatologici globali non riescono al momento a simulare in modo adeguato il monsone asiatico e questa limitazione si ripercuote sulla nostra capacità di pianificare il futuro di fronte a cambiamenti potenzialmente inaspettati e rapidi di un mondo in via di riscaldamento”.
Lo studio dovrebbe proprio fornire modelli più accurati.

Vedi anche:

Share