Posts Tagged ‘soft power’

Ordine

venerdì, novembre 18th, 2011

Di nuovo sul tema “cultura” (dominante) e di nuovo Caparrós.

«Vorrei capire come si afferma un’idea di “ordine”. Ordine nel senso più immediato: che un tale cammini per una strada qualsiasi e pensi, ah, si vede che qui c’è un ordine. Perché mi viene da pensare che la cultura che impone la sua forma di ordine è la cultura dominante di un’epoca: le altre sono errori, variazioni più o meno accentuate che dovrebbero correggersi.
O, addirittura, che per dominare un’epoca, una cultura debba imporre il suo senso di ordine, uova e galline.
Adesso l’idea egemonica dell’ordine è nordeuropea: un ordine, per cominciare, arrivato dal freddo, dalla vita tra quattro mura, strade la cui funzione è trasportarti da un posto all’altro. E allora non ci sono luoghi d’incontro – mercati, piazze, angoli – non ci sono grida, non c’è spazzatura, non ci sono odori.

Un ordine di individui:
Un ordine di mormorii.
Un ordine di colori soavi.
Un ordine di silenzi rispettosi.
Un ordine di movimenti controllati, moderati.
Un ordine dove il lavoro è molto di più dell’ozio.
Un ordine dove le regole appaiono chiare, e sono fatte per essere rispettate.
Un ordine dove l’onestà dovrebbe comandare senza che nessuno lo comandi, per pura convinzione di ciascuno.
Un ordine protestante, casto, che non vuole ostentare ma detesta l’idea di nascondere.
Un ordine che tollera due o tre eccessi – amori, sbornie – sempre che accadano nel luogo e nel tempo tollerati.
Un ordine che crede soprattutto in se stesso.
Come sarà, quando arriverà, l’ordine cinese, di grida e spintoni, di moltitudine, di mascheramenti e tranelli, di ori e di rossi?»

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Xinhua fa 80

mercoledì, novembre 9th, 2011

L’agenzia di stampa ufficiale “Nuova Cina” celebra i suoi 80 anni di vita e si lancia alla conquista dell’infosfera. Una nuova al Jazeera si aggira per il mondo? Ecco il mio articolo su PeaceReporter.

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Cina-Usa, offensiva dello charme e nuovo potere ’smart’

mercoledì, febbraio 2nd, 2011

Pechino fa progressi nella conquista pacifica del mondo, Washington rispolvera la sua vocazione “hard”

La chiamano “offensiva dello charme“, è il tentativo cinese, ormai in corso da anni, di accompagnare la propria espansione economica con una buona dose di soft power, cioè la capacità di attrarre gli altri Paesi e perseguire i propri scopi senza metodi coercitivi.
Si tratta di rappresentare valori condivisi, promettere benefici, affascinare con la propria cultura, in una parola, piacere: lo charme, appunto.
Il concetto di soft power fu elaborato nei primi anni Novanta dal teorico statunitense Joseph Nye, già consigliere delle amministrazioni Carter e Clinton, e gli Stati Uniti godono di un appeal indubbio. Washington – o per meglio dire Hollywood – è una macchina rodata che sforna contenuti progettati già per il mercato globale e, di conseguenza, valori che si pretendono universali.
La Cina invece gode generalmente di pessimo marketing all’estero, almeno in Occidente: non è “democratica” e appare minacciosa anche dal punto di vista economico.
Ma è percepita così dappertutto?

Dall’Indonesia arriva la conferma che l’offensiva cinese dello charme funziona, o comincia a funzionare.

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La Cina e le guerre ideologiche dell’Occidente

giovedì, ottobre 14th, 2010

Liu Xiaobo oltre Liu Xiaobo: in palio la superiorità morale, sullo sfondo politica ed economia

Il premio Nobel a Liu Xiaobo va inserito nelle “infinite guerre ideologiche contro la Cina“. E’ questa l’idea che va diffondendosi oltre Muraglia, esplicitamente sostenuta da un editoriale del quotidiano in lingua inglese Global Times. Se non fosse stato premiato Liu – si sostiene – prima o poi il riconoscimento sarebbe comunque andato a qualche altro dissidente: i fuoriusciti Rebiya Kadeer e Wei Jingshen, l’attivista ambientalista e per i diritti civili Hu Jia.
In sintesi, si accusa l’Occidente di voler esportare se stesso: di “proclamare le libertà individuali” ma di “ignorare l’individualità di altre società quando cerca di diffondere il proprio modello politico in altre parti del mondo”. Con la stoccata: “In alcune situazioni, sulla base del puro interesse, l’Occidente appoggerebbe governi autoritari”.
La Cina invece “ha adottato molta sapienza occidentale [...] ma si rifiuta di essere occidentalizzata“. Punta piuttosto al “ringiovanimento della civiltà cinese“. E questo disturba un Occidente “bersagliato da grandi disgrazie economiche”, che getta discredito sul celeste impero per mantenere “la superiorità morale”.

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Cina, Ong da esportazione

venerdì, settembre 24th, 2010

Il soft power di Pechino si diffonde attraverso l’”armonia” ambientale

Sull’onda degli investimenti si esportano anche buone intenzioni. O, vista con cinismo, sulle ali della colonizzazione economica vola anche il “soft power“.
Comunque la si veda, il punto è che la Cina adesso non esporta solo business, industrie, capitali, ma anche Ong. E con esse, valori.

Può apparire paradossale parlare di “organizzazioni non governative” cinesi, e di sicuro nulla sfugge al controllo delle autorità di Pechino.
A marzo, è stato per esempio stabilito che prima di prendere soldi dall’estero, le Ong cinesi devono sottoporre il finanziamento a un’autenticazione interna. Le nuove norme hanno praticamente reso impossibile la vita di qualsiasi Ong senza il beneplacito governativo.
Di fatto, esistono per Pechino Ong “buone” e Ong “cattive” o quanto meno sospette: le prime sono per esempio quelle che si occupano di ambiente; le seconde sono quelle scomode, spesso finanziate dall’estero, che trattano di diritti umani o di temi politicamente sensibili come l’Aids.

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