Ordine
venerdì, novembre 18th, 2011
Di nuovo sul tema “cultura” (dominante) e di nuovo Caparrós.
«Vorrei capire come si afferma un’idea di “ordine”. Ordine nel senso più immediato: che un tale cammini per una strada qualsiasi e pensi, ah, si vede che qui c’è un ordine. Perché mi viene da pensare che la cultura che impone la sua forma di ordine è la cultura dominante di un’epoca: le altre sono errori, variazioni più o meno accentuate che dovrebbero correggersi.
O, addirittura, che per dominare un’epoca, una cultura debba imporre il suo senso di ordine, uova e galline.
Adesso l’idea egemonica dell’ordine è nordeuropea: un ordine, per cominciare, arrivato dal freddo, dalla vita tra quattro mura, strade la cui funzione è trasportarti da un posto all’altro. E allora non ci sono luoghi d’incontro – mercati, piazze, angoli – non ci sono grida, non c’è spazzatura, non ci sono odori.
Un ordine di individui:
Un ordine di mormorii.
Un ordine di colori soavi.
Un ordine di silenzi rispettosi.
Un ordine di movimenti controllati, moderati.
Un ordine dove il lavoro è molto di più dell’ozio.
Un ordine dove le regole appaiono chiare, e sono fatte per essere rispettate.
Un ordine dove l’onestà dovrebbe comandare senza che nessuno lo comandi, per pura convinzione di ciascuno.
Un ordine protestante, casto, che non vuole ostentare ma detesta l’idea di nascondere.
Un ordine che tollera due o tre eccessi – amori, sbornie – sempre che accadano nel luogo e nel tempo tollerati.
Un ordine che crede soprattutto in se stesso.
Come sarà, quando arriverà, l’ordine cinese, di grida e spintoni, di moltitudine, di mascheramenti e tranelli, di ori e di rossi?»
Cina Mondo Globalizzazione


