Posts Tagged ‘usa’

I segreti nucleari del Giappone

sabato, febbraio 19th, 2011

Nuove prove di accordi occulti con gli Usa in contraddizione con i principi pacifisti di Eisaku Sato

Nel dicembre del 1967, il Primo ministro nipponico Eisaku Sato proclama i tre principi anti nucleari: il Giapponedevastato nei corpi e nelle coscienze dalle atomiche di Hiroshima e Nagasaki – sceglie di “non possedere, non costruire e non introdurre” nel proprio territorio nessuna arma nucleare. Per questa politica pacifista, a Sato viene assegnato il premio Nobel per la pace nel 1974.
Oggi si scopre che un patto segreto tra Sol Levante e Stati Uniti ha reso il divieto al nucleare un po’ meno vincolante.

In realtà da tempo si sapeva che il Giappone non è mai stato del tutto denuclearizzato. Un diplomatico giapponese, Kei Wakaizumi, aveva già inserito nel suo libro di memorie del 1994 la minuta di un vero e proprio patto segreto tra Nixon e Sato firmato il 21 novembre 1969, che prevedeva il ricorso al nucleare in determinate circostanze. Poi, a ottobre del 2009, gli archivi della sicurezza nazionale di Washington hanno pubblicato documenti top-secret in linea con la versione di Wakaizumi. Tutti i governi giapponesi avevano fino allora negato la presenza di patti segreti sul nucleare.

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Cina-Usa, offensiva dello charme e nuovo potere ’smart’

mercoledì, febbraio 2nd, 2011

Pechino fa progressi nella conquista pacifica del mondo, Washington rispolvera la sua vocazione “hard”

La chiamano “offensiva dello charme“, è il tentativo cinese, ormai in corso da anni, di accompagnare la propria espansione economica con una buona dose di soft power, cioè la capacità di attrarre gli altri Paesi e perseguire i propri scopi senza metodi coercitivi.
Si tratta di rappresentare valori condivisi, promettere benefici, affascinare con la propria cultura, in una parola, piacere: lo charme, appunto.
Il concetto di soft power fu elaborato nei primi anni Novanta dal teorico statunitense Joseph Nye, già consigliere delle amministrazioni Carter e Clinton, e gli Stati Uniti godono di un appeal indubbio. Washington – o per meglio dire Hollywood – è una macchina rodata che sforna contenuti progettati già per il mercato globale e, di conseguenza, valori che si pretendono universali.
La Cina invece gode generalmente di pessimo marketing all’estero, almeno in Occidente: non è “democratica” e appare minacciosa anche dal punto di vista economico.
Ma è percepita così dappertutto?

Dall’Indonesia arriva la conferma che l’offensiva cinese dello charme funziona, o comincia a funzionare.

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Okinawa, una base per due

lunedì, gennaio 31st, 2011

Per rendere digeribile la presenza Usa, Tokyo e Washington puntano a farla diventare un po’ più giapponese

Per non mollare l’osso, gli Usa prendono in considerazione l’ipotesi di spartirlo. È quanto sta succedendo in Giappone, dove il governo ha informato le autorità di Okinawa che un gruppo di lavoro nippo-statunitense sta studiando il modo di “ampliare l’uso congiunto di basi militari come misura per ridurre il fardello rappresentato dai soldati Usa nella prefettura”, come riporta il Mainichi Shimbun.
Tra le misure previste, c’è anche la possibilità che ispettori giapponesi visitino le installazioni controllate dal Pentagono per verificare eventuali rischi di contaminazione ambientale.

Okinawa è di fatto un’isola occupata dalle basi militari statunitensi fin dal termine della seconda guerra mondiale.
Nel corso degli anni, la popolazione locale ha vissuto sempre più con insofferenza la presenza Usa per diversi motivi: la scarsa qualità della vita legata alle attività delle basi (specialmente al traffico aereo); l’impossibilità di rilanciare l’isola come meta turistica; l’orgoglio nazionalista giapponese; diversi “incidenti” (leggi risse e stupri) provocati dai soldati in libera uscita; la cultura pacifista ormai quasi istituzionalizzata in Giappone.

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Chengdu J-20, rottami Usa nel cinese invisibile

lunedì, gennaio 24th, 2011

Gli esperti militari si interrogano sull’aereo “stealth” di Pechino e sul suo possibile impatto negli equilibri strategici

Il Chengdu J-20, il primo caccia invisibile cinese, potrebbe essere made in Usa. Almeno in parte.
È questa una delle ipotesi, forse la più paradossale, su cui si arrabattano gli analisti militari di mezzo mondo, dopo il volo a sorpresa dello stealth targato Pechino nei cieli di Chengdu, l’11 gennaio.

Le prime immagini dell’aereo erano comparse in Rete attorno a Natale. Da allora, la diffusione di documenti video-fotografici è aumentata di giorno in giorno, dimostrando non solo che il J-20 esiste, ma che le autorità cinesi sono ben contente di farlo sapere. Infine, quando gli esperti strategici occidentali avanzavano già l’ipotesi che l’aereo non fosse in grado di volare, ecco il primo collaudo ampiamente pubblicizzato.

A questo punto le domande sono altre: com’è fatto? Quali sono le sue caratteristiche? Può attentare al predominio statunitense nei cieli?

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Obama-Hu, un accordo si troverà

mercoledì, gennaio 19th, 2011

Molta economia sul piatto, dopo l’annus horribilis delle relazioni Cina-Usa

I temi sul tavolo ha cercato di anticiparli il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, dichiarando alla stampa che gli Usa chiedono una maggiore cooperazione cinese per risolvere la questione del nucleare nord-coreano e “l’atteggiamento provocatorio” del regime di Pyongyang, aggiungendo che gli Usa sono pronti anche a “sanzioni unilaterali” contro l’Iran.
Fonti americane hanno anche anticipato un accordo di cooperazione sulla sicurezza nucleare, mentre il Washington Post ha pronosticato che la politica del sorriso di Obama verso il Dragone è ormai storia passata. Da oggi, a causa delle incomprensioni e dei mancati passi avanti (in termini di interessi Usa) del 2010, sarà fermezza.
Fatto sta che il vertice di Washington tra Barack Obama e Hu Jintao mette a confronto le due superpotenze soprattutto su temi economici, quelli che davvero contano.
Lo stile diplomatico è assai diverso: al fuoco di sbarramento delle dichiarazioni statunitensi fa da contraltare la strategia dei mutamenti sottili (e quasi sottaciuti) della delegazione cinese.

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